L’Argentina non si presenta a questo Mondiale soltanto per difendere il titolo conquistato in Qatar. L’obiettivo è molto più ambizioso: entrare definitivamente nella leggenda.
Nella storia del calcio soltanto due nazionali sono riuscite a vincere due Mondiali consecutivi: l’Italia di Giuseppe Meazza tra il 1934 e il 1938 e il Brasile di Pelé tra il 1958 e il 1962.
La Selección vuole unirsi a questo ristretto club e sa di avere ancora il suo uomo simbolo come guida.
Per Messi sarebbe la definitiva consacrazione. Non tanto per una questione di trofei, quanto per il significato che assumerebbe una seconda Coppa del Mondo consecutiva.
I numeri che alimentano il sogno
Il percorso mondiale di Messi è iniziato vent’anni fa, il 16 giugno 2006, contro la Serbia e Montenegro.
Entrato dalla panchina, segnò un gol e servì un assist, stabilendo due record di precocità per il calcio argentino.
Oggi, quasi due decenni dopo, il fuoriclasse argentino si prepara a celebrare altri traguardi storici:
- 200 presenze con la maglia dell’Argentina;
- 27 partite ai Mondiali, record assoluto;
- 13 reti nella competizione iridata.
Davanti a lui, nella classifica marcatori all-time dei Mondiali, resta soltanto Miroslav Klose con 16 gol.
Messi, però, è ancora in corsa per raggiungerlo e magari superarlo.
La liberazione dal peso di Maradona
Il Mondiale vinto nel 2022 ha cambiato tutto.
Per anni Messi ha convissuto con un paragone inevitabile e spesso pesante con Diego Armando Maradona. Un confronto che ha accompagnato ogni sua apparizione con la maglia argentina.
La finale persa nel 2014 e le successive delusioni avevano alimentato dubbi e critiche, spesso ingiuste.
In Qatar, però, il numero 10 ha demolito ogni resistenza, trascinando l’Argentina verso il titolo e riconciliandosi definitivamente con il suo popolo.
Oggi il dualismo non esiste più.
Messi e Maradona rappresentano due capitoli diversi della stessa storia, due leggende che convivono nel cuore degli argentini.
L’Algeria come primo ostacolo
Il debutto contro l’Algeria nasconde più insidie di quanto si possa pensare.
Il commissario tecnico Vladimir Petkovic conosce molto bene Lionel Scaloni e sta preparando una partita attenta, senza l’idea di costruire una gabbia tattica attorno a Messi.
Il motivo è semplice: concentrarsi esclusivamente sul capitano argentino potrebbe aprire spazi agli altri talenti della Selección.
«Se penso solo a Messi, magari segna Lautaro», ha spiegato il tecnico.
Ed è proprio questo uno dei punti di forza dell’Argentina: non dipendere più esclusivamente dal suo numero 10.
L’ultimo tango
Da quando ha alzato la Coppa del Mondo, Messi non gioca più per dimostrare qualcosa a qualcuno.
Gioca per il piacere di farlo, per la voglia di vincere ancora e per regalarsi un’ultima pagina memorabile con la maglia che più di tutte gli appartiene.
L’Argentina sa che il tempo sta per finire, ma sa anche di avere ancora il suo leader.
E quando Messi è in campo, nessuna impresa sembra impossibile.