Se il Milan sta davvero valutando Johannes Spors per un ruolo centrale nel nuovo assetto sportivo, allora il club rossonero si troverebbe ad affidarsi a una figura atipica rispetto ai tradizionali dirigenti di calcio italiani. Manager di formazione internazionale, uomo dei dati e delle analisi statistiche applicate allo scouting, il tedesco ha costruito la propria carriera seguendo una strada diversa rispetto a quella dei classici direttori sportivi cresciuti sul campo. Un approccio moderno che negli anni gli ha consentito di ritagliarsi uno spazio sempre più importante nel calcio europeo.
Nato a Heidelberg, città universitaria simbolo della ricerca e degli studi matematici in Germania, Spors è stato tra i primi dirigenti a credere nel valore dei big data applicati alla valutazione dei calciatori. Già durante l’esperienza all’Hoffenheim, oltre quindici anni fa, utilizzava strumenti statistici avanzati per individuare talenti e opportunità di mercato, anticipando una tendenza che oggi è diventata prassi in gran parte dei principali club europei.
In Italia il suo nome è legato soprattutto al Genoa. Arrivò nell’autunno del 2021, poco dopo il passaggio di proprietà al fondo americano 777 Partners, in un momento estremamente delicato per il club rossoblù. La squadra attraversava una profonda crisi tecnica e di risultati, con una rosa numericamente sovradimensionata e un ambiente in forte difficoltà.
Spors si trovò immediatamente a dover affrontare una situazione complessa, con il mercato di gennaio considerato l’ultima occasione per tentare di invertire la rotta. Il suo metodo di lavoro era già molto distante dai canoni tradizionali del calcio italiano: grande attenzione ai numeri, utilizzo di piattaforme specializzate e analisi approfondite dei dati, senza però rinunciare all’osservazione diretta e alla valutazione personale dei giocatori.
Chi ha lavorato con lui lo descrive come un dirigente estremamente razionale, poco incline ai rapporti informali e molto concentrato sugli aspetti professionali. Una figura spesso percepita come distante, ma allo stesso tempo riconosciuta per competenza e capacità di visione.
Durante la sua esperienza genoana provò a costruire un progetto ambizioso, lavorando su diversi profili di mercato e introducendo anche formule innovative nelle trattative. Emblematico il caso del trasferimento di Roberto Piccoli dall’Atalanta, strutturato con un meccanismo che prevedeva una riduzione dei costi in base al numero di presenze accumulate dal giocatore durante la stagione.
Tra le intuizioni più riuscite viene ricordata anche quella legata a Leo Østigård. Il difensore norvegese, arrivato inizialmente senza particolare clamore, è diventato negli anni un patrimonio tecnico ed economico importante, confermando la capacità di Spors di individuare giocatori con ampi margini di crescita.
L’influenza del dirigente tedesco non si limitò al mercato. Durante il suo periodo a Genova vennero introdotte nuove metodologie di lavoro anche in ambiti come la nutrizione, la preparazione atletica e il supporto psicologico agli atleti, seguendo un modello organizzativo molto vicino a quello sviluppato negli anni all’interno dell’universo Red Bull e ispirato alle idee di Ralf Rangnick.
Anche sul fronte della panchina Spors cercò di imprimere una svolta. Dopo la fine dell’esperienza di Andriy Shevchenko, valutò diversi profili internazionali, tra cui Rudi Garcia, Pal Dardai e Bruno Labbadia, prima di puntare su Alexander Blessin, tecnico cresciuto nel sistema Red Bull e fortemente in linea con la sua filosofia calcistica.
La permanenza al Genoa durò però soltanto pochi mesi. Nell’estate successiva venne promosso a responsabile sportivo dell’intera galassia calcistica di 777 Partners, lasciando il posto a Marco Ottolini nella gestione quotidiana del club rossoblù. Successivamente il fallimento del progetto americano avrebbe chiuso definitivamente quel capitolo.
A distanza di anni, il passaggio di Spors a Genova continua a essere ricordato come un’esperienza breve ma significativa. Un dirigente diverso dagli schemi tradizionali, spesso divisivo nei modi ma riconosciuto per la capacità di anticipare tendenze e sviluppare modelli innovativi. Qualità che oggi continuano a renderlo uno dei profili più interessanti nel panorama dirigenziale europeo.