Mondiali, ore 24

Iraq-Norvegia, il tornado Haaland sbarca al Mondiale

Dopo aver trascinato i suoi alla qualificazione, il bomber del Manchester City è pronto al debutto iridato.

Iraq-Norvegia, il tornado Haaland sbarca al Mondiale

Un tornado sta per abbattersi sul Mondiale. Nessun fenomeno atmosferico, stavolta, ma un attaccante che da anni travolge difese e record: Erling Haaland.

Il centravanti della Norvegia si prepara a vivere la sua prima Coppa del Mondo da protagonista, con un obiettivo ben preciso: trascinare il proprio Paese il più lontano possibile e consacrarsi definitivamente sul palcoscenico più importante del calcio internazionale.

Dopo aver mancato la qualificazione nel 2022, la Norvegia ha dominato il proprio girone eliminatorio, vincendo tutte le otto partite disputate e costringendo l’Italia a un percorso nei playoff che si è poi concluso con l’eliminazione contro la Bosnia.

Adesso tocca a Haaland raccogliere il premio di quel percorso perfetto.

Il filo che unisce padre e figlio

Il debutto mondiale di Haaland ha anche un significato simbolico.

Al Boston Stadium, il fuoriclasse norvegese raccoglierà idealmente l’eredità del padre Alf-Inge Haaland, protagonista della grande Norvegia degli anni Novanta e presente al Mondiale del 1994, quando affrontò proprio l’Italia, sconfitta allora da un gol di Dino Baggio.

Da quella generazione fino a oggi il testimone è passato al figlio, nato a Leeds, cresciuto a Bryne e diventato uno dei centravanti più devastanti del calcio moderno.

Numeri da extraterrestre

I dati certificano la sua straordinaria continuità.

Con la maglia della Norvegia Haaland ha realizzato 55 gol in 50 presenze, mantenendo una media impressionante di 1,1 reti a partita.

Anche al Manchester City i numeri restano impressionanti: 162 gol in 198 gare, con una media di 0,81 reti per incontro.

Eppure il fuoriclasse norvegese arriva al Mondiale con una motivazione ulteriore. La stagione appena conclusa, pur ricca di gol, non gli ha regalato tutte le soddisfazioni che si aspettava.

Il City ha conquistato FA Cup e Carabao Cup, ma ha chiuso al secondo posto in Premier League ed è uscito agli ottavi di Champions League contro il Real Madrid.

Un bottino insufficiente per uno come lui, nonostante i 38 gol segnati in 52 partite.

L’assalto ai record

L’entusiasmo attorno a Haaland è tale che anche i bookmaker hanno iniziato a fantasticare.

C’è chi ipotizza persino una tripletta all’esordio, impresa riuscita nel 2002 a Miroslav Klose contro l’Arabia Saudita.

L’Iraq rappresenta un avversario abbordabile, ma il commissario tecnico Stale Solbakken preferisce mantenere l’equilibrio.

«Su Haaland non ho alcun dubbio. La sua condizione fisica è eccellente e quando ci saranno punti in palio si vedrà il vero Erling», ha spiegato il tecnico.

Un concetto confermato anche dagli allenamenti, dove il bomber ha impressionato tutti con una spettacolare conclusione al volo da oltre venti metri.

Il leader che non ama atteggiarsi a star

Fuori dal campo Haaland continua a mantenere un profilo sorprendentemente semplice.

Negli ultimi giorni si è dedicato al golf, ai videogiochi e ha assistito a una partita delle finali della Stanley Cup di hockey su ghiaccio.

Ha anche dispensato consigli al compagno Ostigard, prossimo a diventare padre, forte della sua esperienza personale vissuta nel dicembre del 2024.

Un atteggiamento che conferma il suo ruolo all’interno dello spogliatoio: leader assoluto, ma senza atteggiamenti da superstar.

Anche sulla maglia, simbolicamente, ci sarà un richiamo alle sue radici familiari. Comparirà infatti il nome Braut Haaland, omaggio alla madre Gry Marita Braut, ex campionessa di eptathlon.

Il Mondiale del passaggio di consegne

Questa Coppa del Mondo potrebbe rappresentare molto più di un semplice debutto.

Mentre Cristiano Ronaldo, Lionel Messi e Neymar si avvicinano agli ultimi capitoli delle loro carriere internazionali, Haaland è pronto a candidarsi come nuovo volto dominante del calcio mondiale.

Il talento c’è, i numeri pure. Adesso manca soltanto la consacrazione definitiva.

E il Mondiale, da sempre, è il palcoscenico perfetto per trasformare un campione in una leggenda.