A meno di un mese dalla simulazione di Bastoni, che aveva provocato il cartellino rosso a Kalulu, il calcio ha visto un episodio che ha riportato lo sport sui binari dell’onestà. Nel corso di Reggiana-Sudtirol, il giocatore di casa Tommaso Fumagalli ha scelto di mandare la palla fuori, rinunciando a una possibile occasione da gol, dopo essersi accorto che il portiere avversario, Alessio Cragno, si era fatto male. Il 26enne attaccante, di proprietà del Como, ha raccontato così il momento: “Ero andato a pressare per recuperare palla, ma quando ho visto che Cragno s’era fatto male mi sono fermato. Per me l’avrebbero fatto in tanti: c’è chi mi dice di no, ma per me è stato così. Perché qui alla Reggiana ho riscontrato valori di questo tipo e quindi mi ci rivedo”, ha spiegato alla Gazzetta.
Nonostante la Reggiana fosse in svantaggio per 1-0, Fumagalli ha sottolineato l’importanza della correttezza: “Era una fase delicata della gara, ma quando un collega si fa male è giusto fare così. Non l’avessi visto ok, ma era lì vicino a me e non potevo fare diversamente”.
Il gesto ha inevitabilmente richiamato alla memoria quanto accaduto tra Bastoni e Kalulu. Fumagalli ha commentato: “Tutti cercano di portare l’acqua al proprio mulino. I tuoi tifosi sono contenti, quelli avversari ti insultano, è sempre così. È quasi normale, la malizia ci sta. Penso a Bastoni: ha chiesto scusa ma adesso tutti lo mettono in croce lo stesso, ma va capito, in partita conta vincere. In partita pensi ai tuoi interessi, al tuo lavoro. Non è giusto simulare, è sbagliatissimo, però noi giochiamo per vincere. La cosa migliore è stata quella che ha detto Fabregas, che ha difeso Bastoni”.
Il comportamento di Fumagalli rappresenta un esempio di fair play in un calcio spesso segnato dalla competitività e dalla pressione del risultato. La scelta di fermarsi, pur essendo sotto nel punteggio, dimostra come valori come il rispetto per l’avversario e l’etica sportiva possano prevalere anche nei momenti più tesi. Per i tifosi e gli addetti ai lavori, episodi come questo ricordano quanto lo sport sia anche questione di onore e correttezza, oltre che di vittorie e prestazioni.