Uno Jannik Sinner disteso, sorridente e probabilmente più consapevole si presenta al consueto media day di Melbourne, ben protetto dal vento fresco che da qualche giorno soffia sulla città del Victoria. Dodici mesi fa l’approdo in Australia avveniva in tutt’altro contesto: nella stagione poi conclusa con il secondo successo consecutivo down under, l’azzurro era alle prese con il confronto tra i suoi legali e la Wada, un percorso che avrebbe portato alla squalifica di tre mesi per il caso Clostebol. Oggi sembra un’altra epoca. Quel periodo è ormai alle spalle e Sinner, a 24 anni, mostra un patrimonio di esperienze e consapevolezza decisamente maggiore: “L’anno scorso la situazione era molto più difficile, perché a quel punto dell’anno non sapevo ancora cosa sarebbe successo – ha raccontato -. Ho cercato di godermi ogni momento quando entravo in campo, non avevo mai la mente davvero sgombera dai pensieri. È stata dura. Ora che so com’è andata a finire forse è più facile raccontarlo, ma sono stati giorni difficili anche per la mia famiglia”.
Il suo percorso di maturazione è passato anche attraverso momenti complessi, dalle vicende legate alla Wada alla delusione del Roland Garros, tappe che hanno contribuito a spingerlo verso una reazione culminata nello storico trionfo di Wimbledon, il primo della sua carriera e dell’Italia sui prati di Church Road: “Tutto accade per una ragione – ha proseguito – . Quello che ho superato mi ha reso più forte come persona, oltre che come giocatore. Mi sento più maturo, più preparato ad affrontare le situazioni difficili. Ora vivo lo sport in un modo molto diverso, più rilassato, ma dando il massimo. Si tratta sempre di trovare l’equilibrio e ora sono molto felice”.
Un equilibrio costruito anche grazie al lavoro svolto con Darren Cahill, il tecnico australiano che resterà al suo fianco almeno fino al 2026: “È una persona importante per tutti noi, per tutta la squadra. Ha una grande esperienza. Mi conosce non solo come giocatore, ma anche come persona, in un modo diverso ed è molto importante perché riesce ad avere sempre tutto sotto controllo, ti fa sentire al sicuro. È come un padre per tutti noi (sorride, ndr)”.
Guardando a una possibile finale contro Carlos Alcaraz, Sinner non modifica la sua filosofia di preparazione: “Non ci si prepara per un solo giocatore, ma sicuramente affrontarlo dà sempre nuovi spunti per aggiungere qualcosa. Nella off season ci siamo impegnati su diversi fronti, soprattutto il fisico e l’aggressività in campo. Ora vediamo come andrà”.