Il presidente della Federazione italiana tennis Angelo Binaghi ha fatto il punto della situazione a inizio anno su un movimento in forte crescita, e in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha toccato diversi temi, a cominciare da quello delle scelta di Sinner di rinunciare alla Coppa Davis: “Il tennis è uno sport individuale frenetico che ti sbatte ogni settimana da una parte all’altra del mondo – ha spiegato Binaghi -. Questo ti porta a fare rinunce, come le Olimpiadi o la Coppa Davis. Nessuno è perfetto, ma prima della rinuncia a Mattarella io ricordo Sinner che stava per finire in ospedale a Melbourne durante il match con Rune. Non c’è solo un riposo fisico, ma anche la necessità di distrarsi, di incontrare gli amici, di stare in famiglia. Ci vorrebbero 50 ore al giorno”.
E alla domanda sulla mancata presenza di un messaggio per la scomparsa di Nicola Pietrangeli, Binaghi risponde senza esitazioni: “Ma c’ero io, da Pietrangeli, a rappresentare il tennis italiano, e quindi anche Sinner, Berrettini e le generazioni che non hanno avuto il tempo per conoscere a fondo Nicola e coglierne appieno i valori”.
Il numero uno del tennis italiano respinge anche l’idea di un movimento legato a un solo campione: “Se uno allarga la visuale, vede Musetti, Paolini, la Coppa Davis, un sistema. Allargando ancora di più, si vede che da 15 anni siamo l’unica federazione al mondo con una televisione tematica. E poi, stavamo perdendo gli Internazionali d’Italia, mentre adesso Atp, Wta e Itf ci cercano perché siamo diventati i migliori organizzatori di tornei. Ci hanno dato Finals e Davis. Le basi le abbiamo poste quando Sinner non era nato”, ricorda Binaghi.
Oggi l’Italia guida il Ranking Itf, un risultato che per il presidente federale ha radici profonde. “Vale tutto. Questa congiuntura favorevole è frutto di una crescita costante, sana, pluriventennale. E in questo percorso si è inserito un fenomeno. La ricerca di performance assoluta di Sinner si sviluppa in modo indipendente da quella della Federazione, ma con la stessa voglia di vincere e di lavorare”.
Da anni si discute della possibilità di portare un quinto Slam nel nostro Paese. Anche su questo punto Binaghi è chiaro: “Uno Slam in Italia sarà possibile quando il governo investirà nelle potenzialità del tennis. Il ministro dell’Economia Giorgetti mi ha raccontato che ai meeting finanziari mondiali, prima ancora di salutarlo gli fanno i complimenti per Sinner e il tennis”. E sugli investimenti necessari aggiunge: “Se oltre che spendere 5 miliardi per le Olimpiadi, una grandissima e bellissima manifestazione che dura solo qualche settimana, provassimo a spenderne un decimo per un bene che produrrebbe ricchezza per i prossimi 100 anni, allora riusciremo anche a portare uno Slam in Italia”.
Infine, Binaghi smonta il luogo comune del tennis come sport elitario: “La pratica di base costa come quella del calcio. Le nostre quote federali non aumentano da 10 anni. Sinner, Paolini e Musetti sono figli di un cuoco, di un barista e di un marmista“. E sul tennista che lo ha emozionato di più non ha dubbi: “La Schiavone che vince il Roland Garros. Era impossibile che accadesse”.