“Di campi peggiori ne ho visti, anche qui”, ha spiegato Gennaro Gattuso, facendo riferimento alla sua esperienza nei Balcani, dove ha allenato per una stagione. “Quindi niente scuse, niente alibi: si va in campo e si gioca, facendo quello che dobbiamo fare”.
L’Italia di Gattuso è pronta a scendere in campo a Zenica per la finale playoff contro la Bosnia, incontro che mette in palio un posto per il prossimo Mondiale. A catturare l’attenzione, oltre all’importanza della partita, è lo stadio scelto per la sfida: un impianto da circa 15.000 posti, situato in mezzo a palazzi e con il campo in condizioni tutt’altro che ottimali. La capienza, per l’occasione, sarà ulteriormente ridotta, con molti meno tifosi sugli spalti rispetto al potenziale massimo dell’arena.
Oltre allo stato del terreno di gioco, un altro dettaglio tecnico non passa inosservato: lo stadio di Zenica non è dotato della goal line technology. Ciò significa che, nonostante l’importanza del match, la tecnologia che rileva automaticamente se la palla ha superato la linea di porta non sarà utilizzata. Secondo le regole UEFA, il suo impiego dipende dalla disponibilità e dalla scelta della federazione organizzatrice dell’incontro.
Nonostante le condizioni poco ideali, Gattuso sembra concentrato solo sull’aspetto sportivo: “Il campo non deve essere una scusa. Ciò che conta è la prestazione, il sacrificio e la determinazione dei giocatori”, ha aggiunto. Gli Azzurri, infatti, sanno che la posta in gioco è altissima: un posto per il Mondiale rappresenta un traguardo fondamentale e una motivazione extra per superare qualsiasi difficoltà logistica o tecnica.
La partita di stasera a Zenica sarà quindi una vera prova di carattere per l’Italia: un match in cui la qualità del gioco, la concentrazione e la capacità di adattarsi alle condizioni del campo saranno decisive. In palio non ci sono solo tre punti, ma la possibilità di qualificarsi per la competizione più importante del calcio mondiale.