Non è più soltanto una gestione d’emergenza, né un semplice patto a tempo. In casa Juventus, dopo due mesi di lavoro quotidiano e scelte forti, l’impatto di Luciano Spalletti ha già lasciato tracce profonde. Sul campo e fuori. L’autostima è risalita, i risultati hanno dato ossigeno e, soprattutto, è tornata una sensazione che a Torino mancava da tempo: quella di avere una direzione chiara.
Il punto di partenza era noto, fatto di urgenze e di un ambiente da ricompattare. Il punto di arrivo, invece, resta aperto ma carico di significati. L’accordo di otto mesi siglato a fine ottobre potrebbe non essere il capolinea: anzi, l’idea di un progetto fino al 2028 ha iniziato a prendere forma nei dialoghi tra le parti. Le prime riflessioni sono state avviate e le volontà, al momento, sembrano convergere.
La Juventus ha bisogno di una guida autorevole, esperta e credibile in una delle fasi più delicate della sua storia recente. Spalletti si è immerso completamente nel mondo bianconero, comprendendone codici, pressioni e responsabilità. Per il tecnico di Certaldo, inoltre, Torino rappresenta anche una sfida personale: la riaffermazione dopo l’opaca parentesi in azzurro.
Due mesi fa la firma, con un contratto in scadenza a giugno e il rinnovo automatico legato alla qualificazione alla Champions League. Una clausola reale, ma non sufficiente a raccontare l’idea di programmazione che sta maturando. Perché il cammino intrapreso da Spalletti va oltre il semplice obiettivo minimo: è un lavoro di ricostruzione profondo, fatto di empatia, organizzazione e gestione delle difficoltà.
Alla Continassa il clima è cambiato. L’empatia tra tecnico, dirigenza e squadra è totale, i ruoli sono chiari e il concetto di gruppo va oltre il rettangolo verde. Anche il mercato riflette questa nuova linea: Spalletti conosce i limiti economici del club e si muove di conseguenza, senza forzature ma con idee precise. La sua personalità lo pone inevitabilmente al centro della scena, ma il copione è condiviso: rispetto reciproco e confronto costante.
È su queste basi che può nascere un nuovo accordo prima ancora che scadano gli otto mesi iniziali. La Juventus ha la necessità di allungare l’orizzonte temporale, Spalletti quella di poter modellare la rosa del futuro senza dover ricorrere a soluzioni estemporanee, spesso geniali ma forzate. La nuova intesa potrebbe prendere corpo nelle prossime settimane, al termine della prima fase di Champions.
Il lavoro del tecnico non passa inosservato nemmeno all’esterno e perderlo, oggi, avrebbe il sapore di un autogol. Tradotto: il futuro si costruisce adesso, non a maggio, quando i giochi saranno già fatti. Andare oltre l’accordo attuale avrebbe un valore forte anche per lo spogliatoio e per profili come Yildiz, alla ricerca di certezze e garanzie per un domani da protagonisti.
L’ipotesi Spalletti 2028 è già sul tavolo dell’amministratore delegato Damien Comolli. Il tecnico resta concentrato esclusivamente sul lavoro quotidiano, il club non ha fretta né intende forzare i tempi. Il punto di contatto verrà trovato come naturale conseguenza di un rapporto di stima reciproca. L’appuntamento è vicino: la strada, ormai, sembra segnata.