Tre rigori consecutivi sbagliati in Serie A, e un bilancio che inizia a pesare come un macigno: Jonathan David contro il Lecce, Kenan Yildiz contro la Cremonese e Manuel Locatelli contro il Sassuolo. Con quello di ieri, il numero di errori dal dischetto dei bianconeri è salito a tre in altrettante partite, un dato che non solo alimenta preoccupazioni, ma costa anche punti fondamentali alla squadra di Spalletti. E il problema non è solo nei numeri, ma anche nell’insicurezza che emerge dietro la scelta di chi debba essere il rigorista.
A dir poco emblematico è il fatto che, nonostante ci sia una gerarchia ben definita in squadra, con Locatelli designato come primo rigorista, la battuta è stata spesso lasciata ad altri giocatori, forse alla ricerca di un gol che interrompesse un periodo di crisi.
Di fatto, dei 7 rigori guadagnati dalla Juve in questa stagione, ben 4 giocatori diversi si sono alternati nella battuta: Vlahovic, Yildiz, Locatelli e David. Tuttavia, il bilancio non è dei migliori: solo 4 rigori trasformati (di cui uno in Coppa Italia e uno in Champions League) e ben 3 errori, che si sono rivelati decisivi in più di un’occasione.
L’ultimo errore di Locatelli ieri sera contro il Sassuolo ha non solo permesso agli avversari di mantenere il punteggio sull’1-1, ma ha anche riaperto il caso riguardante le scelte sui rigoristi, che continuano a non trovare una soluzione definitiva.
A questo si aggiungono le polemiche nate dopo l’errore di Jonathan David contro il Lecce, quando il giocatore canadese aveva fallito un rigore che sarebbe potuto valere tre punti importanti. Quel rigore aveva acceso il dibattito su chi dovesse essere il vero rigorista, creando confusione e malumori.
A sua volta, Luciano Spalletti aveva risposto piccato alle critiche, parlando di tentativi di mettere in difficoltà la Juventus da parte di chi “ha a cuore gli amici che allenano un’altra squadra”. Nonostante questi momenti di tensione, però, la gerarchia sembrava essere stata ristabilita, con Locatelli chiamato a calciare i rigori successivi.
Eppure, ieri, la situazione è tornata a riaccendersi. Nonostante fosse stato Yildiz a prendere il pallone per battere il rigore contro il Sassuolo, alla fine è stato Locatelli a tirarlo. La dinamica, che ha suscitato un certo dibattito, è stata spiegata dallo stesso allenatore della Juve in conferenza stampa.
Spalletti ha rivelato che Yildiz aveva preso il pallone con l’intenzione di battere il rigore, ma quando si è trovato a confronto con Locatelli, quest’ultimo gli ha comunicato che avrebbe voluto calciarlo lui. “Se tu lo vuoi battere, lo batti te, perché sei tu il rigorista”, ha risposto Spalletti al suo capitano, dando il via libera. “Bravo, vai e digli che ti ho detto che lo devi battere te”, ha aggiunto scherzosamente l’allenatore. La spiegazione, purtroppo, non ha chiarito del tutto la confusione che continua a ruotare attorno alla gestione dei rigori.
Spalletti ha cercato di minimizzare l’accaduto con una battuta, dicendo che se si dovesse procedere con un voto democratico ogni volta che si decide chi calcia un rigore, finirebbe per formarsi una “cooperativa”.
Ma, al di là delle risate, la Juve continua a scontare un problema serio che riguarda la gestione delle situazioni delicate, come appunto i tiri dal dischetto. Le incertezze nella scelta del rigorista, unite agli errori, stanno minando le certezze della squadra e compromettendo risultati fondamentali per la classifica.
Con un Vlahovic ai box e un Locatelli che, pur essendo il designato, non ha trovato la giusta freddezza sotto pressione, la Juve è costretta a rivedere la sua strategia. La continua alternanza di rigoristi, unita ai fallimenti dal dischetto, sta diventando una vera e propria maledizione che si riflette sul morale della squadra. L’allenatore dovrà ora risolvere una questione che non è solo tattica, ma anche psicologica, per evitare che la questione dei rigori diventi un peso che la Juventus non può più permettersi.