C’è una firma precisa dietro la svolta della partita di sabato sera a Pisa ed è quella di Luciano Spalletti. Perché se Edon Zhegrova “ha la miccia accesa”, come ha detto lo stesso tecnico, qualcuno quella miccia deve anche saperla accendere nel momento giusto. Contro il Pisa, la Juventus ha trovato la chiave del match proprio dalle mosse dell’allenatore toscano, capace forse per la prima volta in stagione di incidere in maniera decisiva con le sostituzioni, sfruttando davvero una panchina ricca di talento offensivo.
Il nome che ha cambiato l’inerzia non compare nel tabellino, ma il suo peso è stato enorme. Zhegrova, entrato a gara in corso, ha immediatamente occupato quella “piazzola” tanto cara a Spalletti, il vertice destro dell’area avversaria, trasformandola in una zona di pericolo costante. In poco più di mezz’ora ha messo insieme tre cross tagliati, quasi un quinto di quelli prodotti dalla Juve nell’intera gara, e due conclusioni nello specchio, rendendo la vita difficile a Semper, risultato tra i migliori del Pisa nonostante il minutaggio limitato. Una prestazione che ha confermato la sua attitudine a incidere nei finali di partita e che gli ha permesso di riscattare l’esperimento poco riuscito della prima da titolare in Champions contro il Pafos.
Il momento migliore del kosovaro è arrivato quando ha mostrato quella capacità di lettura che Spalletti descrive così: “occhiali tridimensionali, perché vede lì dietro cosa c’è”. Emblematica l’imbucata profonda per Cambiaso, da cui è nato il tap-in vincente di Kalulu. Un lampo di visione e qualità che ha spezzato l’equilibrio di una gara fino a quel momento bloccata.
Ma l’azione decisiva è partita ancora prima, dai piedi di un altro subentrato. Jonathan David, arrivato in estate dal Lilla con l’etichetta di nuovo centravanti della Juventus e oggi scivolato indietro nelle gerarchie, ha dimostrato ancora una volta di poter essere determinante a partita in corso. Lo aveva già fatto a Bodø e a Napoli, lo ha rifatto contro il Pisa. Sotto gli occhi del ct canadese Marsch, presente sugli spalti, David ha lavorato con intelligenza tra le linee, legando il gioco e mandando fuori giri la difesa organizzata da Gilardino.
Dal suo dialogo con Kalulu e McKennie, che ha attirato Caracciolo fuori posizione, è nata l’azione dell’1-0. E sempre da una sua conduzione fronte alla porta è scaturita la giocata di Miretti che ha aperto la strada al raddoppio firmato Yildiz, con l’assist finale ancora del canadese. Un contributo silenzioso ma pesantissimo.
E poi c’è Miretti, terzo indizio che fa una prova. In appena quattro minuti più recupero ha messo insieme sette passaggi riusciti, due duelli vinti su due, un pallone recuperato e due dribbling. Un concentrato di intensità e qualità, impreziosito dalla giocata con la suola in area per evitare Caracciolo e spalancare la porta ai compagni. Un gesto tecnico che ha chiuso i conti.
A fine partita Spalletti ha provato a smorzare i meriti personali: “Non sono io che ho cambiato la partita, la cambiano sempre i calciatori con quello che è il loro comportamento”. Parole di circostanza, forse. Perché a Pisa, tra scelte, tempi e letture, la mano del tecnico si è vista chiaramente. E ha fatto la differenza.