Dopo il pesante 2-5 subito a San Siro, la Roma dei Friedkin, nonostante un investimento complessivo superiore al miliardo di euro, si ritrova ancora intrappolata in un copione già visto: la zona Champions resta un obiettivo sfuggente, vicino ma irraggiungibile, mentre la squadra oscilla tra limbo tecnico e necessità di rifondazione sul mercato.
Gian Piero Gasperini rischia di consumare uno strappo con la società. Da un lato, l’allenatore chiede rinforzi immediati, tra cui un esterno mancino e un mediano fisico nello stile di Lucas Rios, difendendo i suoi fedelissimi e il lavoro svolto fin qui. Dall’altro, la proprietà americana sembra orientata a congelare i rinnovi di pilastri come Mancini e Cristante, pensando a un’epurazione estiva per smantellare una rosa ormai considerata a fine ciclo. Gasperini avverte: senza i “senatori” si rischierebbe il dodicesimo posto, mentre i Friedkin spingono per un rinnovamento radicale. Lo stesso clima teso si riflette nei rapporti con Claudio Ranieri e il ds Tiago Pinto, dove i primi entusiasmi hanno lasciato spazio a frizioni e dubbi sul futuro.
Nonostante il cambio di filosofia, la media punti della Roma (54 dopo 31 giornate) resta in linea con le gestioni precedenti di De Rossi, Mourinho e Fonseca. Il salto di qualità promesso non si è mai materializzato, come confermano le 11 sconfitte stagionali e la fragilità difensiva, esibita anche nell’ultima trasferta milanese.
Il mercato di gennaio ha offerto pochi rimedi concreti: Zaragoza non ha convinto, Vaz è diventato simbolo della frattura tra esigenze di bilancio e urgenza di risultati immediati, mentre Malen, voluto fortemente da Gasperini, ha tenuto in vita le speranze Champions.
La linea della proprietà è chiara: nessun big è intoccabile. Dybala e Pellegrini potrebbero partire per generare plusvalenze entro il 30 giugno, e il futuro di Gasperini, sesto tecnico in cinque anni, resta appeso al filo della qualificazione europea.