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Napoli, c’è un problema in attacco: servono più gol

Gli azzurri faticano a segnare: Conte spera negli acquisti di gennaio e nel rientro al top di Lukaku

Napoli, c’è un problema in attacco: servono più gol

Da diciotto mesi il Napoli di Conte vive un’anomalia statistica che i numeri certificano senza pietà. Lo scudetto passato è arrivato con appena 59 gol, una media di 1,5 a partita. La stagione attuale, ormai entrata nel vivo, viaggia persino più bassa: 1,43. Per una squadra costruita per dominare, è un dato che pesa come un macigno.

I numeri non mentono
In campionato Hojlund è a quota sei reti. McTominay segue a cinque, pur arretrato nel raggio d’azione. Anguissa e De Bruyne si sono fermati a quattro, frenati dal destino; Neres a tre prima dell’intervento chirurgico; Spinazzola a due. Poi una lunga lista di marcatori occasionali: Rrahmani, Lobotka, Gilmour, Gutierrez, Beukema, Vergara, Lang, Lucca e Di Lorenzo, tutti a uno. Un mosaico frammentato, lontano dall’idea di un attacco strutturato.

Non a caso, già un anno fa Conte reclamava gol. E non per capriccio il club ha investito sul mercato: 35 milioni per Lucca, 28 per Lang, 50 per Hojlund, strappato al Manchester United al fotofinish dopo l’infortunio di Lukaku a Ferragosto. Una necessità più che una strategia.

Nuovi volti, speranze fragili
Chi arriva porta con sé promesse: Lucca e le sue tre reti al Verona, Allison Santos con le tre in Champions League allo Sporting. L’allenamento congiunto col Giugliano – doppietta di Lucca, gol di Allison, rete di Vaglica per gli ospiti – conta poco, ma almeno suggerisce un filo di ottimismo in un reparto sempre in affanno.

La stanchezza e l’attesa
Conte ritrova Lukaku, finalmente in grado di giocare 90 minuti, e spera di dosarlo meglio nel recupero. Ha perso Lucca e Lang, incrocia le dita per Politano in vista di Genova, ma intanto continua a spremere Hojlund. Il danese non si è mai fermato dal 28 ottobre: 23 partite su 23, 21 da titolare. Il turnover per lui è un concetto astratto.

In Serie A il gol gli manca da sette giornate. A salvarlo, almeno emotivamente, è stata la Champions League: la rete al Chelsea, prima di trasformarsi in una gioia illusoria. Ma resta la sensazione netta: c’è un Napoli con Hojlund e uno senza.