Il giorno dopo il pareggio tra Lazio e Fiorentina, finito 2-2 e accompagnato da nuove discussioni arbitrali, Claudio Lotito sceglie la conferenza stampa per fissare i paletti. Nessuna crociata personale, nessuna guerra aperta, ma una presa di posizione netta a tutela del club e, più in generale, della credibilità del campionato.
Il presidente biancoceleste respinge l’etichetta di proteste strumentali: «Sono abituato a non pensare male, ma a risolvere i problemi. Non facciamo la corsa contro qualcuno. Ho emesso un comunicato per dire che il processo di crescita doveva essere accompagnato. Quando però si verificano una serie di episodi che non possono essere ricondotti solo alla casualità, ho scritto una lettera. Non è una lamentela, ma un atto per preservare la credibilità del sistema».
Parole forti anche sul ruolo che gli viene attribuito nella difesa della tifoseria laziale: «Cosa pensa che stia facendo, che guardo le farfalle? Devo prendere una mitragliatrice e sparare su tutta la classe arbitrale? Ho inviato una lettera. Se non dovesse bastare, ricorrerò ad altre sedi: uomo avvisato, mezzo salvato».
Lotito entra poi nel merito dei rapporti con la Lega: «Ho mandato una lettera ufficiale al mio referente e non ho ricevuto risposta. Ho posto un problema che riguarda tutte le società, chiedendo criteri chiari su fallo di mano, fuorigioco e altre situazioni. Sono stato trasparente per evitare interpretazioni, ma qualcuno l’ha letta come una lamentela. L’ho capito».
A motivare ulteriormente la presa di posizione, anche la natura societaria del club: «La Lazio è quotata in Borsa e l’ho fatto a tutela degli azionisti. Mi pare evidente che le attenzioni ci siano, anche perché ormai si lamentano tutti. Se vogliamo tenere in piedi il sistema, dobbiamo farlo nell’interesse comune. C’è confusione e bisogna riportare serenità».
Infine, il presidente biancoceleste commenta le voci su un possibile coinvolgimento della politica: «Leggo di interrogazioni parlamentari che non hanno nulla a che vedere con me. Chi guarda le partite si rende conto di cosa succede. Non voglio criminalizzare nessuno, ma serve omogeneità di giudizio. Oltre ai danni per i club, c’è in gioco la credibilità dell’intero sistema».
La conclusione è un avvertimento che suona come una linea rossa: «Ho scritto una lettera rispettosa e pubblica. Se questo sistema continua così, finisce per non essere più credibile. E questo non riguarda solo la Lazio, ma tutti».