Archiviata una delle vittorie più simboliche degli ultimi anni, la Lazio è chiamata a dimostrare di essere cresciuta davvero. L’Olimpico diventa il nuovo banco di prova dopo l’impresa di Parma, conquistata in doppia inferiorità numerica e capace di restituire fiducia e autostima alla squadra di Maurizio Sarri. Contro la Cremonese, una delle sorprese di questo avvio di Serie A, l’obiettivo è chiaro: dare continuità e trasformare l’entusiasmo in punti pesanti.
C’è però un dato che pesa come un macigno. I biancocelesti non vincono da sei partite contro squadre neopromosse (quattro pareggi e due sconfitte), una striscia negativa che dura da un anno solare e che non si registrava addirittura dal 1988. Spezzare questo tabù significherebbe anche centrare due successi consecutivi in campionato, evento che manca da febbraio.
A sostenere le ambizioni della Lazio c’è una fase difensiva di altissimo livello: con appena 11 gol subiti, i biancocelesti vantano la seconda miglior difesa della Serie A, alle spalle della Roma, e addirittura la terza in Europa. Numeri che certificano solidità e organizzazione, ma che convivono con una situazione di emergenza ormai cronica.
Sarri deve infatti fare i conti con numerose assenze: Zaccagni e Basic sono squalificati, Dia e Dele-Bashiru impegnati in Coppa d’Africa, mentre Noslin e Romagnoli sono alle prese con la febbre. Pedro è pronto a raccogliere l’eredità di Zaccagni, mentre in difesa Provstgaard resta in preallarme per affiancare Gila. Cambi obbligati in ogni reparto, dunque, ma senza alibi.
Il messaggio dell’allenatore è netto: da Parma alla Cremonese serve un altro passo avanti. Vincere significherebbe restare agganciati alla zona Europa, in attesa che il mercato di gennaio – vero snodo nel rapporto tra Sarri e la società – colmi le lacune e accenda definitivamente la speranza di una rimonta.