La Juventus fa ritorno da Bologna con un bottino di tre punti fondamentali, preziosi tanto per la classifica quanto per lo spirito della squadra. Questo successo ha un valore specifico notevole: è stato ottenuto in un delicato scontro diretto, rappresenta solo la terza vittoria stagionale lontano dalle mura amiche ed è essenziale per rilanciare le ambizioni di un gruppo che, in attesa della “rivoluzione spallettiana”, necessita disperatamente di quell’ossigeno emotivo su cui costruire il futuro.
Luciano Spalletti era stato chiaro nella conferenza stampa pre-partita: il suo obiettivo primario è la transizione verso una difesa a quattro, optando per un 4-2-3-1 o un 4-3-3, abbandonando l’assetto a tre prudenzialmente mantenuto da quando è subentrato a Tudor. Un simile cambiamento richiede tempo e gli uomini giusti. Il ritorno in campo di Bremer, che ha giocato circa 20 minuti al Dall’Ara, rappresenta senza dubbio il primo passo in questa direzione. Servono, tuttavia, anche dosi massicce di tranquillità, poiché lavorare su una squadra rinfrancata dai risultati è ben diverso che farlo con un gruppo in preda al panico.
E i risultati, ora, stanno finalmente cominciando ad arrivare. Si contano cinque vittorie nelle ultime sei uscite tra campionato, Champions League e Coppa Italia. La caduta di Napoli, pur pesante, non si è trasformata in una disfatta ed è stata archiviata in fretta. La squadra inizia a intravedere nuovamente la zona quarto posto, e tutto ciò non può che far affrontare l’imminente rivoluzione tattica con maggiore serenità. Difficile che il nuovo assetto venga proposto già contro la Roma, mentre appare più probabile vederlo nella trasferta di Pisa dopo Natale, se non direttamente nell’anno nuovo (il 3 gennaio è in programma Juve-Lecce).
Certo, a livello individuale le grane da risolvere restano parecchie. Le prestazioni di David continuano a essere estremamente discontinue, e quella di Bologna è risultata particolarmente sconfortante. I centrocampisti devono necessariamente alzare la qualità delle giocate, mentre Cambiaso ha bisogno di un maggiore inquadramento tattico. La difesa, però, sta crescendo a vista d’occhio. In particolare, Kalulu e Kelly hanno offerto una prova di alto livello, candidandosi entrambi a essere pedine insostituibili anche nel nuovo modulo (con il francese dirottato sulla destra). Yildiz, anche nelle giornate meno brillanti, ha sempre la giocata decisiva nel repertorio, e Conceiçao potrebbe esaltarsi ancora di più nel ruolo di esterno offensivo puro.
Insomma, sia le basi emotive che quelle tecniche iniziano a essere solide. Il resto dovrà essere completato dal lavoro meticoloso dell’allenatore e dalla voglia di applicarsi dei suoi ragazzi. La consapevolezza, in tutto ciò, è che l’obiettivo ultimo non è il modulo in sé, ma ritrovare quel gioco e quei risultati che riportino la Juve a lottare lassù, dove le compete per storia e blasone.