Il riscatto di Lois Openda è ormai automatico. Un dettaglio di campo e regolamento che si trasforma in un caso economico e tecnico per il club bianconero.
Il meccanismo era già scritto: prestito oneroso da 3,3 milioni e obbligo di riscatto da oltre 40 milioni legato al piazzamento finale. Con la squadra dentro le prime dieci, la clausola si attiva e il belga diventa ufficialmente un giocatore della Juventus fino al 2030. Un investimento complessivo importante, aggravato da un ingaggio da circa 4 milioni netti a stagione.
Eppure, il campo racconta tutt’altro. Arrivato a Torino nell’ultima giornata di mercato, Openda non è mai riuscito a incidere: appena due gol stagionali tra Serie A e Champions League, minutaggio ridotto e una presenza quasi marginale nelle rotazioni di Luciano Spalletti.
L’allenatore ha provato più soluzioni per valorizzarlo, immaginandolo come profilo ideale per attaccare la profondità, ma il rendimento non è mai decollato. Anche adattato da prima punta o da attaccante di movimento, il risultato non è cambiato: impatto minimo e continuità inesistente.
I numeri sono impietosi: appena il 24% dei minuti disponibili giocati in campionato e un costo per minuto tra i più alti della rosa. Un investimento che, al momento, non ha restituito quanto promesso.
In casa Juventus il paragone con altri colpi del passato è inevitabile: operazioni onerose che non hanno lasciato traccia, come alcuni casi storici di mercato arrivati all’ultimo giorno senza fortuna.
Il problema ora è soprattutto gestionale. Con il riscatto ormai formalizzato, il club dovrà decidere come muoversi in estate: trovare una nuova collocazione per Openda oppure provare un’ulteriore stagione di rilancio. Al momento, però, non risultano offerte concrete.
Nel frattempo, Spalletti guarda altrove. Le priorità offensive sono altre: il ritorno di Randal Kolo Muani resta un obiettivo, così come il possibile rinnovo di Dušan Vlahović, mentre si valutano le situazioni legate a Jonathan David.
Per Openda, invece, il futuro è già scritto sulla carta ma ancora tutto da costruire sul campo. Alla Continassa il verdetto è sospeso tra bilancio e rendimento: il contratto dice Juventus fino al 2030, il campo per ora racconta un’altra storia.