Inter

Inter, prima fuga: Chivu vola a +6 sul Napoli

I nerazzurri allungano in classifica grazie al successo sul Lecce, sfruttando il passo falso dei campioni in carica.

Inter, prima fuga: Chivu vola a +6 sul Napoli

Non è stata una serata scintillante, ma a questo punto della stagione contano soprattutto i numeri. L’Inter batte il Lecce e lancia il primo, concreto tentativo di fuga in campionato, approfittando anche del pareggio del Napoli contro il Parma. Un allungo che vale doppio: in classifica e nella testa, perché consente ai nerazzurri di allontanarsi non solo dalle rivali scudetto, ma anche da alcune fragilità che continuano a emergere.

Il successo di San Siro certifica una strategia ormai chiara. Cristian Chivu ha compreso che, in attesa di una svolta negli scontri diretti, è fondamentale capitalizzare contro le squadre della seconda metà della graduatoria. E così è stato, anche se la vittoria contro i salentini è arrivata più per ostinazione che per dominio, frutto tanto dei limiti dell’Inter quanto dei meriti di un Lecce rimaneggiato ma ordinato.

Lontana parente della squadra aggressiva e verticale ammirata in altre uscite, l’Inter ha mostrato un ritmo insufficiente e un approccio fin troppo presuntuoso. Il primo tempo è scivolato via tra errori tecnici e poche intuizioni, eccezion fatta per un paio di iniziative di Bonny e per l’occasione clamorosa concessa a Sottil nel recupero, simbolo di una distrazione difensiva ormai ricorrente.

Le scelte di Chivu, questa volta, sono state ponderate e non dettate dall’emergenza, ma lasciano spazio a più di una riflessione. La fascia destra continua a essere un punto debole: prima Luis Henrique, ora Diouf, adattato da mancino, senza reali garanzie. In mezzo al campo pesa l’assenza di un vero vice Calhanoglu: Zielinski non offre le stesse geometrie, nonostante il supporto di Mkhytarian. Anche la coppia offensiva iniziale, Bonny–Thuram, appare poco complementare per caratteristiche.

A mancare è stata anche una delle armi storiche nerazzurre: le palle inattive. Senza Dimarco e con Calhanoglu ai box, i calci d’angolo e le punizioni hanno perso incisività, affidati a Barella, Zielinski e Mkhytarian senza gli stessi risultati.

Per sbloccare il match sono serviti 78 minuti e una scelta drastica: il tridente pesante con Lautaro, Thuram e Pio Esposito. Proprio quest’ultimo ha trovato il gol decisivo, al termine di un’azione di pura cattiveria agonistica, con il contributo determinante del capitano. Non la solita Inter, ma abbastanza concreta da portare a casa il risultato.

E alla fine è questo che conta. Perché questi tre punti, arrivati tra fatica e imperfezioni, pesano enormemente nella corsa allo scudetto. La fuga è appena iniziata, ma il messaggio al campionato è chiaro.