Le statistiche non fanno sconti e, per una volta, raccontano una verità scomoda. Gol, assist, xG e minuti giocati: incrociando i dati, il centrocampo dell’Inter restituisce l’immagine di un reparto che, per qualità e profondità, potrebbe produrre di più. Il problema principale è sotto gli occhi di tutti: mancano i gol delle mezzali.
Il caso più evidente è quello di Henrikh Mkhitaryan. A meno di un mese dai 37 anni, l’armeno è ancora fermo a zero reti stagionali. In 13 presenze complessive ha partecipato a un solo gol, con un assist arrivato nel roboante 5-1 di Coppa Italia contro il Venezia delle riserve. Un contributo marginale, lontano dal peso specifico che Micki aveva garantito nella scorsa stagione.
Mkhitaryan, età e minutaggio
I numeri aiutano a spiegare il calo. L’infortunio di fine ottobre pesa, ma non è l’unico fattore. Mkhitaryan ha saltato sei partite per problemi fisici e ha collezionato quattro panchine tra Serie A e Champions League. Un anno fa, a questo punto, in Europa aveva già giocato più del doppio delle gare (5 contro 2) e in campionato le presenze erano 14, contro le 9 attuali, con un minutaggio praticamente dimezzato. Non è più il Micki della scorsa stagione, ma resta lo stesso giocatore: semplicemente, oggi incide meno perché gioca meno.
Barella, l’insostituibile
Se Mkhitaryan rappresenta il passato che rallenta, Nicolò Barella è passato, presente e futuro insieme. Ha un gol in meno rispetto allo scorso anno e l’immagine più recente è quella del rigore sbagliato nella lotteria di Riad, ma resta l’uomo chiave del centrocampo di Chivu. Alla settima stagione in nerazzurro, si è reinventato anche regista, portando intensità, personalità e leadership. Oltre alla tattica, Barella svolge un ruolo morale: caricare il gruppo, sostenere i compagni, essere un riferimento costante, soprattutto per i nuovi.
Frattesi e Sucic, rendimento in calo
Tra questi c’è Sucic, che da novità non ha ancora inciso: 1 gol e 2 assist in 22 presenze. Ancora più evidente il calo di Frattesi, che nuovo non è ma fatica a ritrovarsi. Ha giocato 14 partite, firmando solo un paio di assist in Coppa Italia; dodici mesi fa, alla stessa altezza del campionato, aveva già segnato tre reti in Serie A.
Il confronto con la scorsa stagione
Il confronto complessivo è indicativo. Un anno fa il centrocampo interista aveva prodotto 10 gol, 6 assist e 7,8 di xG. Oggi le reti sono 9 (due in meno del Napoli), ma ben 6 portano la firma di Calhanoglu; gli assist sono 8 e gli xG 7,95, dati comunque inferiori a quelli delle squadre più prolifiche.
Il motore, però, è acceso. Ora a Chivu e al suo centrocampo resta un compito chiaro: inserire la marcia giusta. Perché senza i gol delle mezzali, anche la migliore macchina rischia di non correre alla massima velocità.