Un’altra sconfitta. In casa, in Europa. La Fiorentina continua a navigare a vista, senza segnali di reale crescita, e dopo il timido passo avanti contro la Juventus arriva il tonfo contro l’AEK, squadra più brillante atleticamente e tatticamente padrona del campo. La Viola gira, ruota giocatori e assetti, moltiplica dichiarazioni, ma la squadra rimane immobile, anonima e incapace di imporre il proprio gioco.
Gelo al Franchi
Il 3-5-2 di Vanoli, ereditato da Pioli, non sembra smuovere la squadra. Gli uomini in panchina provano a scuotere compagni e tifosi, ma il freddo del Franchi è ormai anche quello dei cuori viola: i sostenitori assistono attoniti a una squadra che fatica a mostrare anche un minimo di orgoglio e personalità.
Conference in salita
Con la seconda sconfitta consecutiva in Conference League, la strada verso la qualificazione si fa tortuosa. Per la Fiorentina, ogni errore potrebbe costare doppio turno extra a febbraio, una pressione non semplice da gestire mentre in campionato la lotta per la salvezza resta incombente. La trasferta di Bergamo sarà subito un banco di prova fondamentale, preludio a una serie di scontri diretti che accompagneranno la squadra fino al giro di boa della stagione.
Dzeko e i limiti della squadra
Vanoli ha cercato di rivitalizzare i singoli, da Dzeko a Gudmundsson, ma la prestazione dei leader della squadra è stata insufficiente. Il bosniaco, in particolare, ha chiesto sostegno ai tifosi dimenticando il proprio rendimento e quello dei compagni: un campione in passato, ma oggi incapace di incidere nella realtà viola.
Serve coraggio
Il tecnico non farà sconti, e pretende lo stesso dalla squadra. Alla Fiorentina servono cambiamenti netti: dal modulo alla mentalità di gioco, dalla capacità di interpretare la partita alla grinta sul campo. Senza una vera svolta, il rischio è che la squadra non riesca mai a risollevarsi, lasciando un popolo di tifosi sempre più stanco di dover fare i conti con una mediocrità che non conosce soste.