Il quarto posto non è più soltanto un sogno lontano. Dopo la vittoria ottenuta a Cagliari, il Como di Cesc Fabregas guarda davvero alla zona Champions League, e le parole pronunciate dall’allenatore spagnolo al termine della partita assumono oggi un significato ancora più forte. Nel post gara il tecnico non aveva avuto dubbi: «È stata la vittoria più importante della stagione».
Una frase che inizialmente aveva sorpreso molti osservatori, considerando che la squadra lariana nel corso del campionato aveva già firmato risultati di grande prestigio, come il successo all’Allianz Stadium contro la Juventus o i pareggi strappati su campi difficilissimi come Napoli e San Siro contro il Milan. Eppure, col passare delle ore, quella dichiarazione sembra quasi profetica.
La sconfitta della Roma a Genova ha infatti cambiato gli equilibri della classifica e, dopo la 28ª giornata, il Como si ritrova appaiato proprio ai giallorossi al quarto posto. Le due squadre condividono gli stessi punti, ma la formazione di Fabregas può contare su una differenza reti nettamente migliore: +25 contro il +17 della Roma.
I capitolini restano comunque in vantaggio grazie al successo nello scontro diretto dell’andata all’Olimpico, deciso dall’1-0 firmato da Wesley. Domenica però è in programma il ritorno allo stadio Sinigaglia e la sfida assume i contorni di un vero e proprio spareggio per un posto nella prossima Champions League.
Il fine settimana è stato particolarmente dolce per Fabregas, che grazie alla prodezza del suo capitano Lucas Da Cunha ha superato il Cagliari e raggiunto un traguardo personale significativo: cento punti conquistati in Serie A alla guida del Como.
Un risultato che lo porta nella storia del club lariano, diventando il secondo allenatore a raggiungere la tripla cifra di punti nel massimo campionato dopo Mario Varglien. Un nome che riporta indietro nel tempo fino agli anni Cinquanta, quando l’ex mediano della Juventus guidò il Como al miglior piazzamento della sua storia in Serie A, il sesto posto nella stagione 1949-50 con 41 punti, gli stessi del Torino.
Il gol di Da Cunha rappresenta anche una sorta di cerchio che si chiude per Fabregas. Fu proprio l’allenatore catalano, nella scorsa stagione, a reinventare il francese in una posizione completamente nuova. Complice l’emergenza a centrocampo, con Perrone e Sergi Roberto indisponibili, il tecnico lo schierò da mediano centrale in una partita contro il Genoa.
Una scelta coraggiosa per un giocatore che fino a quel momento aveva sempre agito da esterno offensivo, ma che si rivelò subito azzeccata. Da allora Da Cunha è diventato uno dei pilastri della squadra, fino a ereditare la fascia di capitano dopo le partenze di Gabrielloni e Cutrone.
Adesso tutta l’attenzione è rivolta alla sfida di domenica sera. Il Como ospiterà la Roma alle 18 in un match che può pesare enormemente nella corsa europea. I precedenti al Sinigaglia raccontano di un equilibrio sostanziale, con cinque successi dei padroni di casa, quattro dei giallorossi e altrettanti pareggi.
Tra questi resta memorabile anche la vittoria dello scorso anno, al ritorno in Serie A dopo ventun stagioni di assenza, quando il Como conquistò i primi tre punti contro una grande grazie al 2-0 firmato da Nico Paz e Gabrielloni.
Quella partita fu uno dei primi esami superati da Fabregas nel suo percorso da allenatore in Serie A. Oggi, invece, la sua sembra essere la stagione della consacrazione. Cresciuto calcisticamente nel Barcellona di Guardiola e nell’Arsenal di Wenger, il tecnico spagnolo ha dovuto adattarsi a un campionato molto diverso dalla sua filosofia originaria.
Dopo un primo anno non semplice, segnato anche da diversi punti persi da situazioni di vantaggio, Fabregas ha imparato rapidamente i segreti del calcio italiano. Il suo Como sa vincere anche le gare sporche, come quella di Cagliari, ma sa pure imporsi con autorità contro le grandi, come dimostrato nella vittoria di Torino contro la Juventus. Senza dimenticare la solidità difensiva, che ha portato i lariani ad avere una delle migliori difese del campionato, proprio al pari della Roma. Un dettaglio che racconta molto della maturazione di una squadra capace di unire spettacolo e concretezza, nel pieno della migliore tradizione del calcio italiano.