Ancora in vetta

Chivu “impara” da Allegri: l’Inter comincia a badare al sodo

Tolto il pareggio col Napoli, contro Parma, Lecce e Udinese sono arrivate vittorie di “cortomuso”

Chivu “impara” da Allegri: l’Inter comincia a badare al sodo

Dalla sconfitta nel derby di andata a oggi, l’Inter ha collezionato otto vittorie e un pareggio (contro il Napoli) in campionato. Un filotto che consente alla squadra di Chivu di restare in vetta solitaria a +6 sui partenopei e a +3 sui “cugini” del Milan. Una posizione non pronosticata da molti a inizio stagione (considerata la poca esperienza da allenatore in Serie A del mister rumeno), ma che l’Inter si é guadagnata soprattutto nelle partite contro le medio-piccole del campionato (mentre un discorso a parte é da fare sugli scontri diretti).

Vittorie di “cortomuso”

Fino ad ora, il percorso dei nerazzurri ci ha parlato di una squadra che non ha smarrito il DNA del bel gioco intrapreso con Inzaghi (a cui Chivu ha apportato delle modifiche, come ad esempio l’aggressione alta e il conseguente recupero palla) e che se l’è sempre giocata alla pari con tutti, senza mai perdere la faccia anche nei ko.

Questo mese di gennaio, tuttavia, ci sta restituendo un volto “innovativo” del Club interista: contro Parma (lo 0-2 é stato siglato a match quasi concluso), Lecce e Udinese sono arrivate vittorie di misura, o come ormai si dice comunemente di “cortomuso”, per citare l’espressione “meme” tanto cara a Max Allegri.

Badare al sodo

Tre partite dal canovaccio diverso, ma nelle quali l’Inter ha fatto qualcosa che nella scorsa stagione (e in alcuni momenti di quella attuale) è parsa dimenticare: badare al sodo.

Senza snaturarsi, nei minuti finali di gara, i nerazzurri hanno hanno cominciato a erigere un muro in fase difensiva (quasi invalicabile, dato che col Napoli ha manifestato vecchie falle). Apice di ciò é stata la recente partita con l’Udinese, in cui l’Inter non ha sofferto più di tanto, ma che é stata conclusa con quattro difensori centrali in campo (Akanji, Bisseck, Acerbi e De Vrij), più Dimarco e Luis Henrique.

Uno schieramento che fa capire quanto, in determinati momenti di partita, sia più fondamentale “portare a casa la pagnotta”, piuttosto che mantenere un atteggiamento spregiudicato, fin troppo all’attacco, alla ricerca di un altro gol, col rischio di farsi imbucare e beffare sul finale. Lo stesso Chivu, in diverse conferenze stampa, ha sottolineato quanto stia lavorando, a livello mentale, sul cinismo e sul non aver paura di commettere un fallo per evitare contropiedi o sul calciare la palla fuori dal campo, il più lontano possibile dalla propria porta.

Chivu e la fiducia della squadra

Un comportamento di buonsenso insomma, che sposta le energie residue sulla difesa, a spada tratta, del risultato.

C’è comunque da evidenziare come l’Inter, nei secondi tempi, cali un po’ a livello fisico, in quanto il tipo di gioco “aggressivo” voluto da Chivu comporta un alto dispendio di forze nelle prime frazioni di gara. A ciò si aggiunge anche il gran numero di partite ravvicinate che i nerazzurri (così come le altre squadre impegnate nelle coppe) hanno disputato e disputeranno nel mese di gennaio e a inizio febbraio.

Focalizzarsi maggiormente sulla difesa risulta quindi una conseguenza logica, soprattutto nei match in cui il risultato resta in bilico, cioè con una sola rete di vantaggio. In questo aspetto, Chivu ha aggiunto un elemento in più alle diverse qualità che sta dimostrando in panchina: quella di aver migliorato la lettura di specifici momenti di gara.

La squadra, in tal senso, gli sta dando delle risposte, manifestando piena fiducia verso il suo mister. Ed è proprio sotto questo punto di vista che c’è da riconoscere un importante merito all’allenatore rumeno: l’aver risollevato dalle ceneri, con pazienza, un gruppo che arrivava dal trauma di aver perso il campionato all’ultima giornata e la finale di Champions League con un tracollo che avrebbe piegato chiunque.

Arrivati nella fase calda della stagione, ora la sfida sarà ancora più difficile: riuscirà Chivu a tenere la barra dritta fino alla fine? Gli obiettivi sono complicati, ma le ambizioni e il coraggio non mancano.