Certe partite non sono mai come le altre. Per Massimiliano Allegri, il ritorno all’Arena Garibaldi – oggi con un altro nome per ragioni di sponsorizzazione – è un viaggio nella memoria che profuma di prima volta, di sogni acerbi e di un debutto inseguito a lungo. È lì che tutto è cominciato, l’11 giugno 1989, quando un ragazzo livornese di nemmeno ventidue anni assaggiò per la prima volta la Serie A.
Ironia della sorte, dall’altra parte c’era il Milan di Arrigo Sacchi, fresco campione d’Europa dopo il trionfo di Barcellona contro la Steaua Bucarest e pronto a conquistare di lì a poco anche la Supercoppa italiana.
Il Pisa di Romeo Anconetani era già matematicamente retrocesso, ma per Allegri quella sera rappresentava comunque un traguardo. Dopo quattro stagioni tra Cuoiopelli e Livorno, tra Interregionale e C1, mancava solo l’esordio nella massima serie.
Arrivò a due minuti dalla fine, quando Lamberto Giorgis – terzo allenatore stagionale dopo Bolchi e Giannini – lo mandò in campo al posto di Nicola Martini. Una manciata di secondi in un 2-0 firmato dalla doppietta di Marco Van Basten, sufficienti però per incidere il suo nome nella storia personale.
Quasi trentasette anni dopo, Allegri torna a Pisa da avversario in Serie A. In mezzo c’è stata una carriera da calciatore con oltre duecento presenze tra A e B e, soprattutto, una seconda vita da allenatore che lo ha consacrato tra i più vincenti della sua generazione.
Sei scudetti, cinque Coppe Italia, tre Supercoppe italiane, due finali di Champions League. Un percorso che allora, per quel numero dieci dal fisico asciutto e dai capelli folti, sarebbe stato impossibile anche solo immaginare.
Da tecnico ha già incrociato il Pisa ai tempi del Grosseto in C1, raccogliendo una sconfitta e un pareggio. All’andata, in questa stagione, il suo Milan ha evitato il ko nel recupero grazie a una conclusione da fuori di Athekame. Stavolta, però, l’obiettivo è diverso.
Non si tratta di spezzare un tabù personale né di migliorare lo score contro le squadre della parte destra della classifica. Allegri vuole i tre punti per continuare la corsa verso la qualificazione in Champions League, traguardo che indica da mesi come priorità assoluta del Diavolo.
Domani sera non sarà in campo come quel giorno del 1989, ma in panchina, fedele alla sua abitudine di viverla in piedi, a pochi metri dalla linea laterale. Il cerchio, in qualche modo, si chiude. Dall’esordio contro il Milan al ritorno contro il Pisa, con in mezzo una carriera che ha attraversato e segnato il calcio italiano. E che ora chiede un altro capitolo da scrivere.