“Speriamo di riuscire a trattenere Kean. Ha una clausola di uscita significativa, ma in Europa sanno bene quanto valga. E aggiungo anche Fagioli, un centrocampista da Barcellona che gioca in Italia”. Con la missione di salvare la Fiorentina ormai quasi completata, Fabio Paratici guarda già al mercato e racconta i suoi pensieri al Corriere della Sera, in un’intervista tra ricordi e prospettive future. Ripercorre la sua carriera dalla Sampdoria alla Juventus fino al Tottenham, concentrandosi sul periodo bianconero: “Eravamo vent’anni avanti rispetto agli altri. C’era un presidente lungimirante, un direttore esperto, il mio talento nel ‘vedere’ calciatori, allenatori preparati, giocatori seri. E non bisogna dimenticare le difficoltà delle squadre milanesi nel gestire il declino delle grandi famiglie proprietarie”.
Parlando di Ronaldo, Paratici sottolinea: “Fu importante per tutti, così come poi lo fu Mourinho alla Roma: un campionato ha bisogno di grandi personalità. Il problema fu che, segnando un gol a partita, Cristiano rese troppo semplice la vita ai compagni, che avevano già vinto molto. Per questo cambiò l’allenatore, per cercare una scossa”.
Sul rapporto con Marotta, Paratici ricorda: “A Torino, come a Genova, ho lavorato al fianco di Beppe Marotta. Io non ho problemi, anzi, ho imparato moltissimo da lui… Vuole un esempio? A vestirmi. Mi prese alla Sampdoria come capo osservatori il giorno dopo aver smesso di giocare, e io continuavo a girare come calciatore, con felpa e sneakers. Finché Beppe mi disse: ‘In ufficio si va in giacca e cravatta, e a trattare i giocatori pure’”.
Riguardo la squalifica per il caso plusvalenze, Paratici afferma: “Non mi sento colpevole di nulla. Premesso ciò, è stata un’esperienza pesante, perché l’indagine penale è durata cinque anni e mezzo. Sono stato condannato per una strategia tecnico-finanziaria che ha riguardato molti nazionali, come Rovella, Orsolini, Spinazzola. È stato applicato un principio contabile mai visto prima, che sto aspettando di rivedere: negli atti si parla di questo, non di plusvalenze gonfiate. Nel processo sportivo non ti difendi; quello penale ho voluto chiuderlo per ricominciare a vivere”.
Infine, sul Milan: “Non eravamo in trattativa, avevamo chiuso. Due volte in quindici giorni, mancava solo la firma. Poi mi hanno detto che non se ne faceva più nulla”. Sul ruolo di Marotta: “Non so, non credo; lui ha smentito. E di certo non l’ho chiamato, cosa potevo dirgli? ‘Sei stato tu?’ E lui cosa avrebbe potuto rispondere? ‘Ma no, figurati…’ Acqua passata, la mia storia è Firenze”.