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Juventus, cambiano gli allenatori ma i risultati restano negativi

Dal 2020 a oggi pochi trofei e tante delusioni: Spalletti è l'uomo giusto per aprire un nuovo ciclo?

Juventus, cambiano gli allenatori ma i risultati restano negativi

Cambiano gli allenatori, cambiano i dirigenti, ma i problemi della Juventus restano sempre gli stessi.

Il tracollo contro il Galatasaray ha riaperto interrogativi pesanti su una stagione che, numeri alla mano, rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione mancata. Fuori dalla Coppa Italia, con un piede e mezzo fuori dalla Champions League attuale e – classifica alla mano – anche dalla prossima edizione, i bianconeri inseguono in Serie A con un preoccupante -15 dall’Inter.

Dal 2020: un solo scudetto e pochi squilli

Dal titolo del 2020, ironicamente firmato da Maurizio Sarri, considerato da molti tifosi un corpo estraneo, la bacheca si è arricchita appena di una Supercoppa Italiana e una Coppa Italia. Troppo poco per una società abituata a dominare.

In Europa, il cammino è stato altrettanto deludente: eliminazioni frequenti agli ottavi, un’uscita ai gironi, una stagione senza partecipazione per vicende extracampo e il recente flop ai playoff. Un trend che racconta una progressiva perdita di competitività internazionale.

Cinque allenatori, stesso copione

Negli ultimi anni si sono alternati cinque tecnici, dirigenti diversi e persino cambi ai vertici societari. Eppure il risultato non è cambiato. Dare tutte le colpe a Luciano Spalletti sarebbe riduttivo. Il tecnico sta provando a costruire una squadra con maggiore personalità e identità, ma il materiale a disposizione e le fragilità strutturali limitano il processo.

Resta però una domanda: se la stagione dovesse chiudersi senza Champions, il ventilato rinnovo fino al 2028 resterebbe in piedi? Oppure si ripartirebbe ancora una volta da zero, moltiplicando dubbi e incertezze?

Programmazione o nuovo azzeramento?

La parola programmazione è stata spesso pronunciata negli ultimi anni, ma raramente accompagnata da risultati concreti. Eppure, per coerenza e per mancanza di alternative realmente credibili, l’ipotesi più logica sembra la conferma di Spalletti.

I cicli vincenti non nascono nel caos. Servono pazienza, continuità e scelte chiare. La Juventus, oggi, è a un bivio: inseguire l’ennesima rivoluzione o accettare un percorso di ricostruzione vero, anche a costo di qualche stagione di transizione.

Per tornare grande, stavolta, non basterà nascondere la polvere sotto il tappeto. Servirà cambiare davvero.