Un eventuale ripescaggio dell’Italia al prossimo Mondiale non è ritenuto opportuno dalle istituzioni sportive e governative. «Non è opportuno, ci si qualifica sul campo». Così il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha commentato l’ipotesi circolata nelle ultime ore, che vedrebbe la nazionale azzurra subentrare all’Iran in caso di esclusione dal torneo. L’idea era stata evocata da alcune dichiarazioni di Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e ha rapidamente alimentato un acceso dibattito.
Sulla stessa linea si era già espresso in mattinata il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che ha richiamato con decisione il principio della meritocrazia sportiva e della necessità di ottenere la qualificazione esclusivamente attraverso i risultati maturati sul campo. Entrambi gli interventi hanno contribuito a rafforzare una posizione comune all’interno del sistema sportivo italiano, orientata a respingere qualsiasi ipotesi di accesso “politico” o extra-sportivo alle competizioni internazionali.
Abodi, intervenuto a margine della cerimonia al Quirinale per i 70 anni della Corte Costituzionale, ha inoltre ribadito come una simile operazione non solo sia inopportuna, ma anche difficilmente percorribile sul piano regolamentare. Il ministro ha sottolineato che, secondo le attuali regole, una decisione di questo tipo da parte della Fifa «non è possibile», evidenziando la centralità delle norme che disciplinano le qualificazioni ai tornei internazionali.
L’intera vicenda, nata da ipotesi e speculazioni prive di conferme ufficiali, ha comunque suscitato discussione nel mondo sportivo e mediatico. Resta fermo, tuttavia, il principio condiviso secondo cui la partecipazione ai grandi eventi calcistici deve essere conquistata esclusivamente attraverso il percorso sportivo e i risultati ottenuti sul campo.