Quattro mesi possono sembrare un’eternità, soprattutto quando di mezzo c’è un infortunio pesante e una stagione che scivola via. Kevin De Bruyne, però, ha trasformato l’attesa in una rincorsa. Dopo quel rigore segnato contro l’Inter e la successiva lesione di alto grado al bicipite femorale della coscia destra, il belga è pronto a rivedere la luce.
L’operazione è alle spalle, il dolore pure: da due giorni lavora stabilmente in gruppo e le sensazioni sono più che incoraggianti. La prima convocazione del 2026, fino a poco fa impensabile, adesso è un obiettivo concreto.
Per il Napoli si tratta di un rinforzo dal peso specifico enorme nel momento chiave della stagione. Il club azzurro aveva scelto De Bruyne per alzare l’asticella in Europa, puntando sulla sua esperienza e sulla capacità di incidere nelle notti che contano. Il percorso continentale si è invece interrotto troppo presto, con un deludente trentesimo posto nel maxi girone e appena tre apparizioni per il belga.
Indimenticabile, in negativo, il ritorno all’Etihad Stadium contro il Manchester City, sua ex casa, segnato dall’espulsione di Di Lorenzo. Poi il crollo di Eindhoven, 6-2 pesantissimo. In mezzo, però, il lampo di classe con il doppio assist per Hojlund contro lo Sporting, dimostrazione di quanto la sua qualità possa cambiare le partite.
Napoli non è stata una scelta casuale. De Bruyne ha voluto rimettersi in gioco in un ambiente che sentiva familiare, anche per ragioni personali: il matrimonio con Michele a Sorrento ha creato un legame profondo con la Campania.
Ora però c’è da scrivere un capitolo diverso. L’obiettivo è chiaro: riportare gli azzurri in Champions League e presentarsi al meglio al prossimo Mondiale con il Belgio, che potrebbe rappresentare l’ultima grande vetrina internazionale della sua carriera.
Antonio Conte, fedele alla sua linea, ha ribadito dopo Verona: «Giocherà chi mi darà più garanzie, non guardo al nome». Nessuno sconto, nemmeno per un campione del suo calibro. Ma è evidente che la presenza di De Bruyne cambi prospettiva e soluzioni offensive.
Prima dell’infortunio, in otto gare di Serie A, aveva già messo insieme quattro reti, tutte su palla inattiva. Numeri importanti, ma riduttivi rispetto al suo impatto complessivo.
Ancora oggi, nonostante quattro mesi di stop, è tra i migliori del campionato per passaggi verticali. Vede linee che altri non immaginano, accelera il ritmo, ribalta il fronte con una giocata. Può agire sulla trequarti o abbassarsi in mediana, offrendo geometrie e fantasia a un sistema che ha sentito la sua mancanza. In Champions, competizione vinta nel 2023, ha costruito un curriculum da fuoriclasse con 16 gol e 30 assist nell’ultimo decennio.
Il Napoli riabbraccia il suo uomo simbolo per il rush finale. De Bruyne è tornato, e con lui la sensazione che il futuro possa davvero cominciare adesso.