Rivalità infinita

Spalletti-Mourinho: la sfida nella sfida in Juve-Benfica

Luciano Spalletti dovrà vedersela con un ex storico, quel Josè Mourinho che in Italia ha già affrontato in più situazioni.

Spalletti-Mourinho: la sfida nella sfida in Juve-Benfica

Ridurre Juve-Benfica a una semplice partita di calcio sarebbe un esercizio incompleto. È una sfida chiave di Champions League, certo, ma è anche un incrocio di storie, caratteri e visioni che vanno ben oltre il rettangolo verde. E inevitabilmente, al centro della scena, finiscono loro: Luciano Spalletti e José Mourinho.

Una semplificazione giornalistica? Senza dubbio. Ma anche una tentazione a cui è impossibile resistere, perché poche volte una partita europea ha messo di fronte due allenatori così diversi e, allo stesso tempo, così simili nel modo di vivere il mestiere.

Spalletti e Mourinho rappresentano due mondi contrapposti, tanto sul piano tattico quanto su quello comunicativo. Da una parte il tecnico che ama spiegare, argomentare, infilare riflessioni lunghe e spesso pungenti, lasciando agli ascoltatori il gusto di cogliere sottintesi e frecciate.

Dall’altra l’allenatore che attacca frontalmente, che usa le conferenze stampa come un ring, trasformandole in un’estensione della partita. Il dibattito, ormai quasi abusato, tra giochisti e risultatisti trova in loro due interpreti perfetti, così come il rapporto viscerale, e spesso conflittuale, con i media.

Ci sono però almeno due elementi che li rendono sorprendentemente simili. Il primo è che non lasciano indifferenti: o li si ama o li si detesta, senza vie di mezzo. Il secondo è una forte consapevolezza di sé, del proprio valore e del proprio ruolo.

Entrambi sono permalosi, ma lo manifestano in modo opposto: Spalletti tende a incassare e a restituire col tempo, scegliendo il momento giusto; Mourinho, invece, colpisce sempre e subito, anche quando in campo preferisce attendere.

Il loro rapporto non poteva che essere complesso. Nato tra schermaglie dialettiche e rivalità accese, si è trasformato negli anni in una stima sincera, quasi affettuosa. È lo stesso Spalletti ad averlo raccontato, senza filtri, nel suo libro: “José è il numero uno nel rapporto con i media. Un grandissimo allenatore. Uno che sa sempre come si fa. Ha quella capacità di farti arrivare in qualunque lingua quello che pensa. Mourinho è un plus per i giocatori che guida, ma anche per quelli che lo incontrano da avversario. Batterlo ha un sapore speciale perché significa battere un uomo che si avvia a diventare una leggenda, e forse lo è già. All’inizio ci siamo un po’ beccati, lui all’Inter, io alla Roma, in lizza per tutto, coppe e campionato. Lui usa le parole come un boxeur, punta a farti male, a mandarti al tappeto. Ci riesce benissimo, tirò anche a me un paio di filastrocche delle sue, la più acida quella degli zero tituli. Però covava tra noi questa stima reciproca da sempre e oggi abbiamo un ottimo rapporto, io e Mou. Fu lui a chiamarmi Spallettone e ora lo fanno un po’ tutti, perché Mourinho è con David Beckham il più grande influencer del calcio moderno. Detta le mode, i pensieri e le parole”.

Parole che suonano quasi come una dichiarazione d’amore professionale, ma che non cancellano ciò che accade quando si torna a sfidarsi sul campo. E quando Mourinho mette piede a Torino, difficilmente passa inosservato.

I tifosi juventini ricordano bene quel gesto delle tre dita alzate ai tempi dello United, simbolo di un triplete esibito con orgoglio e provocazione. Oggi Mou è forse più esperto, forse più misurato. Ma conoscendolo, è lecito pensare che anche questa volta non resterà del tutto in silenzio. Perché Juve-Benfica sarà pure una partita decisiva di Champions, ma per Spalletti e Mourinho resta soprattutto un altro capitolo di una storia che non smette di affascinare.