Il giardino di casa sembra essere diventato un vero tabù per José Mourinho. La doppia sconfitta contro il Real Madrid ha chiuso la corsa europea del Benfica e, allo stesso tempo, ha prolungato l’astinenza del tecnico portoghese nelle fasi a eliminazione diretta della Champions League: sono più di dieci anni che lo Special One non riesce a vincere una partita dopo i gironi.
Una statistica sorprendente, quasi paradossale, per chi ha costruito la propria carriera sulle grandi imprese continentali. I tempi gloriosi del Porto e dell’Inter appaiono ormai lontani. L’ultima vittoria in una fase a eliminazione diretta risale addirittura a dodici anni fa, quando il suo Chelsea superò il Paris Saint-Germain a Stamford Bridge per 2-0, ribaltando il 3-1 subito all’andata.
Da allora, soltanto delusioni. La “maledizione” inizia nella stagione successiva, il 2014/15, sempre contro il PSG: i Blues vengono eliminati agli ottavi con due pareggi (2-2 e 1-1). L’anno successivo, Mourinho viene esonerato prima degli ottavi. Per rivederlo nella competizione più prestigiosa d’Europa bisogna aspettare il 2018 con il Manchester United, ma l’andamento non cambia: il Siviglia elimina i Red Devils agli ottavi vincendo a Old Trafford 2-1 e mantenendo lo 0-0 in casa. Anche in questo caso, Mourinho lascia la squadra a dicembre e sarà Solskjær a giocarsi gli ottavi contro il PSG.
Dopo l’esperienza allo United, Mourinho raggiunge di nuovo gli ottavi nel 2020 con il Tottenham, ma anche qui gli Spurs vengono travolti dal Lipsia, eliminati con due sconfitte (3-0 e 1-0). Questo era l’ultimo approdo agli ottavi prima del recente doppio confronto del Benfica con il Real Madrid, concluso anch’esso con due sconfitte.
Il paradosso è evidente: lo Special One, che aveva fatto dell’Europa il suo regno, oggi fatica persino a conquistare una notte di gloria. E mentre il calcio evolve rapidamente, resta la domanda: riuscirà ancora Mourinho a reinventarsi, o il suo legame con la Champions League appartiene ormai al passato?