Altro che formalità. I playoff di Champions League si trasformano in un banco di prova ad altissima tensione per alcune delle grandi d’Europa. Tra ritorni carichi di significato, rivalità nazionali e panchine che scottano, il cammino verso gli ottavi promette scintille.
Mourinho contro il suo passato: il Real rischia grosso
Al Estádio da Luz di Lisbona va in scena il secondo capitolo tra Benfica e Real Madrid, remake della sfida del 28 gennaio finita clamorosamente 4-2 per i portoghesi. Un risultato che ha cambiato gli equilibri del girone: il ko ha fatto precipitare i blancos dal terzo al nono posto, costringendoli agli spareggi.
Decisivo, in quell’occasione, il gol al 94’ del portiere Anatoliy Trubin, che ha permesso al Benfica di superare il Marsiglia di Roberto De Zerbi e conquistare la 24ª e ultima posizione utile per restare in corsa.
Ma la scena è tutta per José Mourinho. Lo Special One, tecnico del Benfica, ritrova il club che ha allenato dal 2010 al 2013, vincendo tre titoli e raggiungendo tre semifinali di Champions League. Il suo nome è tornato a circolare a Madrid: i quotidiani Marca e As hanno rilanciato la notizia di una clausola liberatoria inserita nel contratto con il Benfica, confermata dallo stesso Mou in conferenza stampa.
Parole che hanno acceso la fantasia di parte del madridismo e alimentato le speranze di un ritorno al Santiago Bernabéu. Mourinho ha punzecchiato l’attuale tecnico Álvaro Arbeloa, dichiarando di volerlo battere ma augurandogli lunga vita sulla panchina blanca. E su Florentino Pérez è stato netto: «A lui si può dire di no».
Mercoledì prossimo, al Bernabéu, il verdetto definitivo. Per il Real un’eventuale eliminazione sarebbe una ferita profondissima.
Derby francese: PSG, tensioni e voglia di riscatto
Se a Lisbona si respira aria di resa dei conti, in Francia il copione propone un altro duello interno. Il Paris Saint-Germain affronta il Monaco in un playoff che sa di déjà-vu. Un anno fa, contro il Brest, i parigini dominarono con un clamoroso 10-0 complessivo prima di lanciarsi verso la conquista della loro prima Champions League.
Oggi però lo scenario è diverso. Il PSG di Luis Enrique, campione in carica, non ha ancora ritrovato lo smalto della scorsa primavera. Il Monaco, guidato da Pocognoli, vive una stagione complicata: ottavo posto e priorità alla Ligue 1, con Paul Pogba escluso dalla lista europea.
Eppure i monegaschi restano una delle tre squadre capaci di battere il PSG in campionato, insieme al Rennes, che venerdì ha inflitto un 3-1 ai parigini.
Caso Dembélé: Luis Enrique ristabilisce le gerarchie
A rendere più teso l’ambiente parigino ci ha pensato Ousmane Dembélé, che dopo la sconfitta ha dichiarato: «Non si vince se si pensa a se stessi e non alla squadra». Parole interpretate come un attacco interno, forse rivolto a Désiré Doué o Khvicha Kvaratskhelia.
Immediata la replica di Luis Enrique: nessuno è al di sopra del club. «Le parole di Dembélé non contano nulla. Pensiamo a vincere in Champions». Un messaggio chiaro per ricompattare lo spogliatoio alla vigilia di una sfida che può indirizzare la stagione.