Dalla speranza alla resa nel giro di quarantacinque minuti. La Juventus esce con le ossa rotte dal RAMS Park e vede complicarsi maledettamente il cammino europeo dopo una serata che sembrava poter prendere tutt’altra piega.
Dopo la delusione di San Valentino contro l’Inter e le polemiche per l’episodio Bastoni-Kalulu, i bianconeri provano a rialzarsi in Turchia contro il Galatasaray. L’inizio è complicato, con il vantaggio firmato da Gabriel Sara, ma la reazione è immediata: la doppietta di Koopmeiners ribalta il punteggio e riaccende entusiasmo e ambizioni.
Poi, però, la luce si spegne.
Crollo mentale e inferiorità numerica
Nella prima mezz’ora la squadra di Spalletti mostra personalità, ritmo e qualità. La crescita di Cambiaso e la scelta di McKennie centravanti sembrano dare nuove soluzioni offensive. L’infortunio di Bremer, però, cambia tutto: da quel momento in poi, come ammesso dallo stesso tecnico, è buio totale.
La Juventus perde geometrie, intensità e soprattutto sicurezza. L’espulsione ingenua di Cabal complica ulteriormente i piani, ma non può bastare a spiegare un secondo tempo così fragile dal punto di vista caratteriale. In inferiorità numerica, i bianconeri si sciolgono, lasciando campo e fiducia al Galatasaray, bravo ad approfittarne e a mettere un piede agli ottavi.
Maturità europea ancora lontana
Se a San Siro Yildiz e compagni avevano strappato applausi per la capacità di reagire agli episodi, stavolta la squadra ha fatto tre passi indietro, soprattutto sul piano della mentalità. In campo europeo serve gestione, freddezza, leadership: qualità che oggi sembrano mancare.
Gli anni delle due finali di Champions in tre stagioni appaiono lontanissimi. Oggi la realtà racconta di una squadra che alterna buone trame di gioco a blackout inspiegabili. È successo anche in campionato contro Cagliari, Lecce e Lazio, partite in cui è mancata la cattiveria sotto porta e la capacità di chiudere i momenti decisivi.
Servono leader internazionali, uomini capaci di trascinare il gruppo nei momenti di tempesta. Profili che al momento, al netto dell’impegno di Bremer, Locatelli e McKennie, non sembrano fare la differenza quando il livello si alza.
I precedenti che non sorridono
La storia recente non aiuta l’ottimismo. Prima della Juventus, altre italiane avevano incassato cinque o più reti nell’andata di una sfida europea: la Lazio nel 2000 contro il Valencia CF, l’Inter nel 2011 contro lo FC Schalke 04, la AS Roma nel 2018 contro il Liverpool FC e nel 2021 contro il Manchester United.
Nessuna è riuscita a ribaltare il risultato al ritorno.
Eppure, l’Allianz Stadium ha già vissuto notti leggendarie, come la rimonta del 2019 firmata da Cristiano Ronaldo contro l’Atlético Madrid. È a quell’energia che Spalletti si aggrappa, sperando in uno stadio bollente e in una prova di orgoglio.
La qualificazione oggi sembra quasi impossibile, ma nel calcio europeo le imprese nascono proprio quando tutto pare perduto. Serviranno carattere, cattiveria e una Juventus diversa. Altrimenti, sarà l’ennesima occasione mancata.