San Siro, ancora lui. Le luci di una notte europea e quelle di una sfida che pesa sembrano accendersi apposta per esaltare Jens Petter Hauge, l’esterno norvegese che con le grandi italiane ha un conto aperto. Nell’estate del 2020 si presentò al Meazza con la maglia del Bodo/Glimt e fece tremare il Milan tra gol e assist.
Cinque anni e mezzo più tardi, nello stesso stadio ma contro l’Inter, si è ripetuto con la stessa firma: una rete e un passaggio decisivo che hanno mandato a casa i nerazzurri dalla Champions. E davanti alla televisione più di qualche tifoso rossonero si è chiesto, inevitabilmente, perché quell’avventura sia durata così poco.
Il Milan lo acquistò nell’ottobre 2020 per 4,8 milioni di euro, in un mercato slittato all’autunno a causa del Covid. Geoffrey Moncada lo seguiva da tempo, ma c’erano perplessità legate all’ambientamento nel calcio italiano. Bastò una sera per cambiare tutto: Milan-Bodo 3-2, terzo turno preliminare di Europa League, con Hauge protagonista assoluto.
L’operazione venne chiusa praticamente nella notte. Fu lui stesso a raccontare quei momenti: “Ricordo il caos del dopo gara, il direttore sportivo che mi disse: ‘Jens, ti vogliono…’. Il telefonino si riempiva di messaggi e, poche ore dopo, ero un giocatore rossonero”. E ancora: “La notte in albergo non riuscivo a dormire, presi una Coca Cola e riguardai la gara. Avevo i brividi. Mi volevano in tanti. Un club mi inviò i biglietti aerei, ma rifiutai per il Milan. Era l’unica opzione”. A convincerlo definitivamente fu anche la chiamata di Paolo Maldini: “Jens, ti aspettiamo a Milanello”. Con una risposta carica di emozione: “Emozioni e sensazioni uniche, facevo fatica a capire cosa mi stesse accadendo”.
La sua stagione in rossonero, 2020-21, si chiuse con cinque gol. Il primo arrivò a Napoli, nel 3-1 firmato dalla doppietta di Ibrahimovic. Il più pesante fu l’1-1 contro la Sampdoria ad aprile, in piena corsa Champions. Gli altri tre squilli furono europei, due al Celtic e uno allo Sparta Praga.
Numeri incoraggianti, ma spazio limitato: 18 presenze in campionato, soltanto tre dal primo minuto. Davanti a lui una concorrenza folta, da Ibrahimovic a Rebic, passando per Leao, Brahim Diaz, Saelemaekers e, da gennaio, Mandzukic.
Nell’estate 2021 il Milan scelse la strada della plusvalenza. Il trasferimento all’Eintracht Francoforte fu impostato su un prestito da 1,6 milioni con obbligo di riscatto legato alla salvezza, poi scattato per 7,5 milioni, per un totale vicino ai 9 più bonus.
Una scelta economica, ma non solo. Hauge chiese maggiore spazio per crescere e mettersi alla prova, consapevole che con l’arrivo di Giroud e Messias lo avrebbe trovato ancora meno. La separazione fu serena, senza strappi.
In Germania, però, la scintilla non si accese. Una stagione e mezza complicata, poi il prestito al Gent, senza svolte. Il ritorno al Bodo lo ha rigenerato, restituendo brillantezza e fiducia a un talento che in Norvegia sembra sempre a casa.
Resta una domanda, oggi più che mai attuale dopo l’ennesima notte da protagonista a San Siro: Hauge può imporsi davvero lontano dalla sua comfort zone? La risposta, forse, arriverà presto.