La notte europea chiama, e l’Atalanta risponde presente. A Dortmund va in scena una sfida che pesa molto più della classifica: da una parte un Borussia Dortmund secondo in Bundesliga, imbattuto contro il Bayern Monaco e presenza fissa in Champions League da dieci anni; dall’altra una Dea che vuole cancellare il rimpianto degli ottavi diretti sfumati dopo i ko con Athletic Bilbao e Union Saint-Gilloise.
La storia e il blasone sorridono ai tedeschi, finalisti della Champions League 2024 e reduci dal Mondiale per Club americano. Ma il campo racconta anche altro: il ritorno si giocherà a Bergamo e l’Atalanta ha imparato dalla lezione dello scorso anno, quando contro il Club Brugge ai playoff arrivò una doppia sconfitta senza appello.
Sotto il celebre “Muro Giallo” del Signal Iduna Park, un tempo fortino inespugnabile e oggi meno blindato, la squadra nerazzurra cerca non solo gli ottavi, ma anche una definitiva consacrazione europea.
Effetto Palladino: rinascita e ambizioni europee
Da quando Raffaele Palladino è arrivato l’11 novembre, l’Atalanta ha cambiato pelle. In due mesi ha risollevato una squadra smarrita sul piano fisico e mentale, riportandola a ritmo Champions in campionato: 29 punti conquistati, meglio hanno fatto solo Inter e Milan.
In Europa però il percorso resta altalenante: brillante l’avvio con il 3-0 all’Eintracht Francoforte e il 2-1 al Chelsea, inspiegabili invece i blackout contro baschi e belgi. Dolori di crescita o limite strutturale? La risposta passa anche da Dortmund.
Il percorso di crescita resta comunque evidente. Nel 2024 l’Atalanta ha alzato l’Europa League, travolgendo il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso in finale. Un segnale forte: la Dea sa colpire le tedesche.
Borussia in emergenza, Kovac costretto a reinventarsi
Il tecnico croato Niko Kovac deve fare i conti con un reparto arretrato decimato: fuori Niklas Süle, Nico Schlotterbeck ed Emre Can. Nel suo 3-4-2-1 spazio agli esterni Julian Ryerson e Ramy Bensebaini, soluzione obbligata per tamponare l’emergenza.
Davanti però il talento non manca. Riflettori su Jobe Bellingham, fratello di Jude Bellingham, e soprattutto su Serhou Guirassy: 15 gol stagionali, 3 in Champions League, capocannoniere della scorsa edizione con 13 reti.
Il Borussia segna molto (19 gol) e tira tanto (oltre 5 conclusioni a partita), ma concede altrettanto: 17 reti incassate e una tendenza a sbilanciarsi quando attacca. Ed è proprio qui che l’Atalanta può affondare.
Sincronismi ritrovati e nuove soluzioni offensive
Anche Palladino deve fronteggiare assenze pesanti: fuori Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori. Davanti toccherà a Gianluca Scamacca, supportato da Mario Pasalic (favorito su Lazar Samardzic) e Nicola Zalewski.
In difesa trio consolidato con Giorgio Scalvini, Berat Djimsiti e Isak Hien, esterni Davide Zappacosta e Bernasconi, mentre in mediana la diga Marten De Roon–Ederson.
Palladino ha recuperato i sincronismi dell’era Gasperini, mantenendo intensità e aggressività. Non a caso Monza e Fiorentina ancora lo rimpiangono. Il tecnico avrà studiato le recenti sfide italiane dei gialloneri: il 4-4 contro la Juventus e lo 0-2 contro l’Inter, che ha mostrato tutte le fragilità del fortino tedesco.
Precedenti e opportunità
Il Signal Iduna Park fa meno paura rispetto al passato: l’Inter ha vinto qui, il Bodø/Glimt ha strappato un 2-2. Solo Villarreal e Athletic Bilbao sono caduti.
Nel 2018, in Europa League, finì 1-1 a Bergamo e 3-2 a Dortmund: allora passò il Borussia, ma l’Atalanta mostrò al continente il proprio potenziale. Oggi i rapporti di forza sono più equilibrati.
Gli ottavi significherebbero anche 11 milioni di premi UEFA e la possibile sfida contro Arsenal o Bayern Monaco. Ma prima c’è da superare la notte di Dortmund.
L’Atalanta non deve avere fretta: aspettare, leggere gli squilibri tedeschi e colpire. Le gerarchie europee stanno cambiando. E questa può essere un’altra notte da ricordare.