Non è ancora tempo di derby. Per l’Inter c’è prima un’altra vigilia, l’ennesima di una stagione piena, intensa, ancora viva su due fronti. Se da una parte Allegri può preparare con calma la stracittadina, dall’altra Chivu deve pensare prima alla semifinale di Coppa Italia contro il Como, poi solo dopo al confronto con il Milan.
Un peso? No, semmai un merito. Perché l’Inter è l’unica tra le big a potersi giocare ancora due trofei. Il terzo obiettivo è sfumato la scorsa settimana, ma restano scudetto e Coppa Italia. E con un +10 in campionato da difendere (o magari incrementare), ogni scelta diventa strategica.
Tra emergenze e rotazioni
La semifinale con il Como si gioca su 180 minuti: c’è margine per ragionare, ma anche nodi da sciogliere subito.
In attacco le scelte sono praticamente obbligate:
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Lautaro Martinez indisponibile (rientro previsto tra un paio di settimane)
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Bonny acciaccato dopo il Genoa, in dubbio
Spazio quindi alle uniche punte disponibili: Thuram e Pio Esposito. Altro che rosa infinita: le alternative, davanti, sono ridotte all’osso.
Le scelte di prospettiva
Diverso il discorso in mezzo al campo. Possibile rilancio dal primo minuto per Calhanoglu, che ha bisogno di minuti dopo il rientro. Discorso simile per Dumfries, anche se più probabile un impiego a gara in corso.
Sulle corsie potrebbero rifiatare Dimarco e Luis Henrique, con spazio a Carlos Augusto e Darmian. In difesa pronto Acerbi, rimasto in panchina nell’ultima uscita a favore di De Vrij.
La rifinitura chiarirà gli ultimi dubbi, ma una certezza c’è: la Coppa Italia è un obiettivo dichiarato, concreto e possibile per l’Inter. Solo dopo il doppio confronto con il Como, la testa andrà al derby. Con un vantaggio importante in classifica e la consapevolezza di poter ancora alzare un trofeo, i nerazzurri si presentano al crocevia della stagione con ambizione e realismo.