Fabregas prova a rimanere lucido nonostante faccia ancora più male perché la storia si è ripetuta, quasi identica, nel giro di pochi giorni. Il Como si è fatto rimontare due gol dall’Inter per la seconda volta in dieci giorni, ma questa volta il colpo è stato più duro da assorbire.
A San Siro, la squadra di Cesc Fabregas aveva chiuso il primo tempo in vantaggio, con la sensazione concreta di avere in mano la partita e la consapevolezza di poter reggere l’urto della reazione nerazzurra.
L’avvio di ripresa sembrava aver messo un punto definitivo sul match.
Ancora una volta, l’intuizione di Nico Paz ha aperto la difesa avversaria, mandando Da Cunha davanti al portiere: conclusione precisa sul palo lungo e 2-0. In quel momento, tutto lasciava pensare a un epilogo diverso rispetto a quello visto pochi giorni prima. E invece la partita ha preso una piega inattesa, riportando a galla i fantasmi più recenti.
Fabregas ha analizzato così il crollo: “Abbiamo avuto anche la palla del 3-1 per chiudere la partita con Diao. Sicuramente il primo gol di Calhanoglu ha fatto tanto. Sono innamorato di Calha, non ce ne sono tanti così: quando gioco contro l’Inter, guardo prima se c’è. Ora, però, preferisco concentrarmi sul percorso fatto in questi due anni. Se mi chiedete chi siamo e dove siamo, sono assolutamente sereno. Sapevo che i ragazzi mi avrebbero risposto, abbiamo fatto un’altra grande partita contro l’Inter. Una squadra di campioni. Sono orgoglioso dei miei ragazzi: perdere col Sassuolo fa male, così no. Due rimonte contro l’Inter? In futuro saremo più bravi a chiudere le gare, ma ora può succedere. Manca qualcosina? Sì. Ma bisogna anche dire che abbiamo giocato contro un gruppo di veterani che sta vincendo uno scudetto, possiamo dire, in modo facile. Noi due anni fa eravamo in Serie B, oggi ce la giochiamo con i migliori”.
Il rammarico resta forte, soprattutto perché il Como aveva accarezzato la possibilità di raggiungere una finale di Coppa Italia che manca praticamente da quarant’anni. L’ultima volta, il cammino si era fermato contro la Sampdoria in semifinale, proprio come accaduto stavolta. Anche il tabù di San Siro è rimasto intatto: una sola vittoria nella storia contro l’Inter, datata 1950.
Nonostante la delusione, Fabregas ha mantenuto lucidità nell’analisi, sottolineando i progressi della squadra e il valore del percorso compiuto: “Sono deluso, anche se non so se sia il termine giusto perché il mio italiano non è perfetto. Ma allo stesso tempo so che si perde di più rispetto a quanto si vince. Il calcio è questo, io in campo ci ho passato una vita e lo so benissimo. Due anni fa alle sei e mezzo aprivo il cancello di Mozzate dove non c’era nulla se non un campo di allenamento. E guardate dove siamo oggi, a competere contro una delle squadre più forti. Non sono arrabbiato, no. Il mio messaggio è sempre lo stesso, che noi siamo il Como, stiamo facendo il nostro percorso. Abbiamo fatto un’altra grande prestazione, ci è mancato qualcosina certo, soprattutto nelle aree. Ma tanti degli errori del passato li abbiamo corretti. Per questo dico che arrabbiato non è la parola giusta”.
Adesso la sfida più complicata sarà reagire, assorbire l’ennesima battuta d’arresto e ritrovare energie per il finale di stagione. Il campionato resta un obiettivo concreto, ma non c’è più margine di errore: “Mancano cinque partite che sono tante, non possiamo più sbagliare e mandare all’aria tutta la stagione: ora c’è tristezza, ma in campionato siamo già ripartiti. Il calcio è fatto anche di delusioni, bisogna capirlo in fretta”.
Una lezione dura, ma inevitabile, per una squadra giovane che continua a crescere anche attraverso le cadute.