Coppa d'Africa

Coppa d’Africa, si parte domenica: ecco le ultime novità

I padroni di casa del Marocco daranno il via alla 35° edizione: l'ultima volta trionfò la Costa d'Avorio.

Coppa d’Africa, si parte domenica: ecco le ultime novità

Non è solo una questione di calcio, ma di identità e appartenenza. La Coppa d’Africa che prende vita in Marocco racconta un continente che dialoga continuamente con l’Europa, tra radici profonde, opportunità colte e percorsi mai lineari. Un torneo unico, capace di mettere sullo stesso campo campioni affermati e giocatori lontani dai riflettori del grande calcio, spesso ai margini dell’élite europea.

Lo sa bene Faisal Bangal, 30 anni, bergamasco d’adozione, ex canterano dell’Atalanta e oggi attaccante del Mestre in Serie D, convocato dal Mozambico. «Il 24 dicembre a Marrakech giochiamo contro la Costa d’Avorio campione in carica – raccontava a inizio settimana – e mi misurerò con Kossounou e Ndicka, due centrali di Serie A. Un sogno che può diventare realtà solo in Coppa d’Africa».

Un’Africa sempre più europea

Bangal è uno dei 383 calciatori tesserati in Europa, pari al 57% dei 665 convocati alla 35ª edizione del torneo, in programma fino al 18 gennaio. Un dato in leggero calo rispetto all’edizione precedente, disputata in Costa d’Avorio tra gennaio e febbraio 2024, quando gli “europei” erano 410 (65%). Resta però stabile un altro numero chiave: i giocatori nati in Europa. Erano 186, oggi sono 185, circa uno su tre del totale.

Non solo: ben 33 convocati hanno vestito la maglia delle Under 21 europee, e molti altri si sono fermati alle selezioni giovanili. Sempre più spesso, infatti, la nazionale africana diventa una seconda scelta dopo aver tentato la strada europea. È successo a Wilfried Zaha, a Brahim Díaz, a Joris Kayembe: debutti con Inghilterra, Spagna e Belgio, poi il ritorno alle origini.

Tra stelle mondiali e calcio di periferia

Dentro quei 383 nomi c’è l’intero spettro del calcio moderno. Dalle stelle assolute come Mohamed Salah e Achraf Hakimi, fino a storie quasi invisibili come quella di Macauley Bonne, nato a Ipswich e oggi al Maldon & Tiptree, settimo livello del calcio inglese, ma nazionale dello Zimbabwe. È l’Africa che vive tra alto e basso, tra Champions League e campi di provincia.

L’impatto sui grandi campionati

La Coppa d’Africa pesa eccome anche sul calcio europeo. I cinque grandi campionati perdono complessivamente 139 giocatori (il 20,9% del totale):

  • Ligue 1: 51

  • Premier League: 33

  • Serie A: 21

  • Bundesliga: 19

  • Liga: 15

Un dato sostanzialmente stabile rispetto alla precedente edizione. Sono invece 91 i convocati impegnati nelle coppe europee: 40 in Champions League, 40 in Europa League e 11 in Conference. Numeri che aiutano a pesare le ambizioni delle big africane: il Marocco, favorito anche dal fattore campo, schiera 8 giocatori di Champions e 6 di Europa League; il Senegal risponde con un 7-3-4, l’Algeria con 5-6-0, la Nigeria 5-2-1, la Costa d’Avorio 2-5-1.

Calendari, polemiche e convivenza difficile

I nodi, come sempre, arrivano dal calendario. Biennalità, durata del torneo e collocazione stagionale continuano a generare tensioni con l’Europa. La competizione era prevista per l’estate, ma è stata spostata su richiesta della FIFA, impegnata con il nuovo Mondiale per club. Le finaliste del 18 gennaio restituiranno i giocatori ai club europei alla vigilia dell’ultimo turno delle coppe, dopo averli avuti solo pochi giorni prima dell’inizio del torneo.

Un compromesso forzato, l’ennesimo, che fotografa bene il rapporto complesso tra Africa ed Europa: intrecciato, indispensabile, ma mai davvero risolto. E forse è proprio questa tensione a rendere la Coppa d’Africa così speciale.