Alla vigilia della sfida che vale un posto in finale, il clima è già quello delle grandi notti. A Riad, sotto le luci della Supercoppa Italiana, Bologna e Inter arrivano con ambizioni, rispetto reciproco e una consapevolezza condivisa: non ci saranno favoriti veri in una partita secca.
Il primo colpo lo ha assestato Cristian Chivu, che ancora prima del fischio d’inizio ha scelto l’umiltà: «Loro sono i vincitori della Coppa Italia, sono qui legittimamente. Noi siamo gli intrusi, ma vogliamo vincerla», ha dichiarato il tecnico nerazzurro, rendendo onore a Vincenzo Italiano. Un inchino a distanza che pesa, soprattutto considerando la recente storia dell’Inter contro la “fatal Bologna”, incubo del passato targato Simone Inzaghi, oggi spettatore dalla capitale saudita.
Italiano, però, mette in guardia tutti: «Sarà una partita diversa dalle precedenti. Affronteremo un’Inter tatticamente nuova, con grandi campioni capaci di risolverla in ogni momento. In gare così c’è sempre qualcosa da perdere, anche se forse di più per loro». Un concetto condiviso anche da Chivu, che respinge la narrazione degli scontri diretti maledetti: «Con la Roma abbiamo vinto, ma nessuno lo ricorda. E poi il Bologna è scomodo per chiunque, lo era con Mihajlovic, con Thiago Motta e lo è ancora oggi».
Idee, coraggio e percorsi diversi
Nella sfida tra panchine non c’è spazio per il giovanilismo di facciata, ma per idee fresche e identità forti. Chivu, 45 anni, è stato lanciato in orbita a inizio stagione dopo appena tredici partite in Serie A, confermando l’intuizione della dirigenza interista. Italiano, tre anni più anziano, arriva invece da una lunga gavetta e da un trofeo alzato lo scorso maggio.
Quella di Riad è l’ottava finale per il tecnico del Bologna: dalla prima nel 2018 con l’Arzignano nei playoff di Serie D, fino alle luci abbaglianti dell’Arabia Saudita. In mezzo, un percorso in costante ascesa: Trapani, Spezia, tre finali con la Fiorentina e infine la consacrazione con il Bologna in Coppa Italia.
Ad accomunarli è anche la visione del calcio. Chivu non ha stravolto il 3-5-2 ereditato da Inzaghi, ma lo ha reso più aggressivo, con pressing alto e maggiore cattiveria agonistica. Italiano, invece, ha scolpito il suo 4-2-3-1 su intensità, verticalità e marcature uomo su uomo, accettando il rischio di una linea difensiva alta.
Parole come manifesto
Alla vigilia, i proclami suonano come manifesti identitari. «Siamo il quarto incomodo – ha detto Italiano – servono zero errori, zero regali e superficialità sottozero. I nostri 4-500 tifosi devono darci qualcosa in più: vogliamo restare a lungo a Riad».
La risposta di Chivu è altrettanto netta: «Non sono qui per costruirmi una reputazione. Nessuno ci regala nulla, ma vogliamo uscire a testa alta e rispondere colpo su colpo».
Nel deserto saudita, tra rispetto e ambizione, Bologna-Inter promette molto più di una semplice semifinale. È uno scontro di idee, percorsi e personalità. E il verdetto, come sempre, lo darà solo il campo.