Ad Anfield il valore di Federico Chiesa non si misura solo in minuti giocati o in numeri sul tabellino. Si misura soprattutto nel modo in cui il pubblico lo ha adottato, trasformandolo in uno dei simboli inattesi di questa stagione del Liverpool. Un riconoscimento costruito sul sacrificio, sull’impatto emotivo e su una disponibilità totale alla causa, che ha fatto dimenticare il ruolo da comprimario disegnato per lui alla vigilia. E mentre a Torino si ragiona su un possibile ritorno, a Liverpool il suo peso specifico è cresciuto molto più di quanto raccontino le gerarchie ufficiali.
Arrivato nell’estate 2024 per 12 milioni più bonus, Chiesa era stato accolto come un’operazione a basso rischio. Un talento che l’Inghilterra ricordava devastante all’Europeo del 2020, quando la sua valutazione aveva toccato cifre a nove zeri, ma che si presentava reduce da stagioni complicate. La sua prima annata ai Reds è stata una lunga rincorsa: appena 108 minuti in Premier, sei presenze totali e una medaglia di campione d’Inghilterra conquistata più per appartenenza che per protagonismo. Pochissimo spazio, qualche errore di troppo e la sensazione di essere schiacciato dal ruolo di vice di Mohamed Salah, reduce da una stagione storica chiusa con 29 gol e 18 assist.
Le difficoltà, però, non hanno scalfito la determinazione dell’azzurro. L’estate di lavoro individuale e il nuovo contesto hanno cambiato la sua traiettoria. Con meno concorrenza diretta e un Liverpool costretto a fare i conti con infortuni e assenze pesanti, Chiesa ha iniziato a incidere. Il gol decisivo contro il Bournemouth alla prima giornata e il salvataggio sulla linea nel finale della sfida col Sunderland, entrando all’85’, hanno fatto breccia nel cuore di Anfield più di qualsiasi statistica. I paragoni con James Milner e le richieste dei tifosi di vederlo titolare raccontano meglio di ogni analisi quanto sia diventato centrale nel sentimento popolare.
Per Arne Slot resta una riserva, ma una riserva ormai imprescindibile. Con Salah impegnato in Coppa d’Africa, Isak fuori per mesi e Gakpo in fase di recupero, Chiesa è uno dei pochissimi attaccanti pienamente disponibili, insieme a Ekitiké. La coperta resta corta anche considerando gli adattamenti di Wirtz e Szoboszlai, entrambi utilizzati fuori ruolo e non sempre al meglio della condizione. In questo scenario, separarsi dall’azzurro è un’ipotesi che il Liverpool non può permettersi, soprattutto finché il futuro di Salah resta sospeso tra voci e trattative.
Anche se l’egiziano dovesse restare e gli spazi per Chiesa tornassero limitati, la Juventus dovrà fare i conti con qualcosa che va oltre il minutaggio. La voglia di dimostrare di essere da Premier, maturata e rafforzata nell’ultimo anno, è diventata il motore della sua rinascita. A Liverpool Chiesa ha trovato una sfida personale e un punto d’onore: lasciare Anfield adesso significherebbe interrompere un percorso che, per lui, vale quasi quanto tornare protagonista.