Il colpo

Douglas Costa riparte dal Chievo e dalla Serie D

L’ex Juventus scende tra i dilettanti per trascinare i gialloblù verso la Serie C: un’ultima occasione di riscatto

Douglas Costa riparte dal Chievo e dalla Serie D

A volte il calcio sa essere crudele, altre sorprendentemente circolare. Così Douglas Costa, 31 presenze con la Nazionale brasiliana e palcoscenici calcati in tutta Europa, oggi si ritrova in Serie D con la maglia del Chievo. Non è una scelta casuale, ma una missione condivisa: aiutare un club storico e se stesso a risalire dopo anni di cadute, errori e oscurità.

Il Chievo, infatti, conosce bene il significato della parola ripartenza. Fallito e ripartito quattro stagioni fa dalla terza categoria sotto il nome di Clivense, il club gialloblù ha ritrovato identità e denominazione solo nel 2024. La promozione in D è stata un primo passo, ma i fasti del passato sono ancora lontani. Oggi la squadra di Marco Didu è terza nel girone, a -5 dalla vetta, e sogna il ritorno tra i professionisti. In questo scenario entra in scena Douglas Costa, chiamato a fare la differenza con talento ed esperienza.

Per il brasiliano, 35 anni, è l’ennesimo capitolo di una carriera vissuta sulle montagne russe. Dagli strappi devastanti allo Shakhtar Donetsk, ai titoli con il Bayern Monaco, fino agli anni alla Juventus, dove ha alternato lampi da fuoriclasse a lunghi stop. Poi il buio: problemi giudiziari, contratti risolti, un arresto nel 2025 per il mancato pagamento di alimenti, l’addio forzato al Sydney FC e il ritorno in Brasile senza squadra. Da allora, silenzio. Fino alla chiamata del Chievo.

L’accordo prevede sei mesi a Verona, prima di un probabile trasferimento negli Emirati Arabi, dove lo attende l’Al-Ittifaq e una suggestiva coppia con Balotelli. Ma il presente è qui: riportare il Chievo in Serie C.

Gli anni alla Juve

A Torino si è visto il meglio e il peggio di Douglas Costa. Arrivato nel 2018 dalla Bundesliga, partì in sordina, ma divenne presto un’arma micidiale per Allegri, soprattutto a gara in corso. Fu decisivo nello scudetto 2018, grazie a dribbling fulminanti e accelerazioni imprendibili. Memorabile il gol al Lokomotiv Mosca in Champions League, definito dallo stesso brasiliano «la rete più bella della mia vita».

Ma accanto alle magie arrivarono anche le ombre: infortuni continui, discontinuità cronica, lo sputo a Federico Di Francesco (costato quattro giornate di squalifica) e un rapporto mai davvero lineare con Sarri. «Hai più risonanze che presenze», gli scherzava Alex Sandro. Una battuta amara, ma non lontana dalla realtà. Nel 2020, dopo il terzo scudetto consecutivo, l’addio quasi in silenzio.

Il presente

Fuori dal campo, Douglas Costa è sempre stato un personaggio ingombrante: feste, ritardi, incidenti, auto distrutte. Problemi che lo hanno seguito anche nelle esperienze a Los Angeles e in Australia. Oggi, però, il Chievo e il presidente Laterza hanno deciso di scommettere su di lui. Nonostante l’interesse del Flamengo, a convincerlo è stata la possibilità di rimettersi in gioco lontano dai riflettori, con un obiettivo chiaro.

Con 24 trofei in bacheca, tra cui 11 campionati, Douglas Costa sa cosa significa vincere. A Verona sperano che questa mentalità possa fare la differenza. Intanto l’entusiasmo è già esploso: la Douglas Costa mania ha contagiato la tifoseria. E vederlo sfrecciare sui campi della Serie D promette di essere uno spettacolo surreale. Ma forse, proprio da qui, può nascere l’ultima vera rinascita.