A decidere certe partite non è il volume del possesso o la percentuale di pressing riusciti, ma l’attimo. Quello in cui la qualità individuale si accende e fa la differenza. Il Bologna ha espugnato Pisa grazie a un lampo di Jens Odgaard, una giocata tanto pulita quanto pesante, capace di spezzare l’equilibrio e consegnare ai rossoblù l’ennesimo successo di una striscia che sta cambiando il volto della stagione.
Il danese si conferma uomo da trasferta: quattro dei suoi cinque gol sono arrivati lontano dal Dall’Ara. Ma ridurre tutto al suo destro sarebbe ingeneroso. Perché dietro questo Bologna c’è una trasformazione evidente, una sterzata tecnica e mentale che ha prodotto cinque vittorie consecutive tra campionato e Coppa. Una squadra meno appariscente rispetto ai mesi scorsi, ma decisamente più concreta.
Il cambio di pelle è sotto gli occhi di tutti. Baricentro più basso, linee strette, maggiore attenzione alle preventive con un uomo pronto a schermare le ripartenze avversarie. La fase offensiva è diventata più diretta, meno costruita dal basso a tutti i costi, mentre il pressing si è fatto più selettivo e meno spregiudicato. Un’evoluzione maturata nell’ultimo mese e che dal 15 febbraio ha portato un raccolto significativo. Perché costruire entusiasmo è importante, ma consolidarlo con i risultati lo è ancora di più.
Eppure la stagione del Bologna aveva preso una piega diversa. Partenza brillante, ritmo alto, addirittura la vetta della classifica accarezzata per un paio d’ore a fine novembre. Poi la frenata, i dubbi, qualche passaggio a vuoto. Oggi, invece, la squadra ha ritrovato identità e soprattutto efficacia. Le quattro vittorie consecutive per 1-0 – contro Brann all’andata e al ritorno, Udinese e Pisa – raccontano di un gruppo che ha imparato a soffrire e a difendere il vantaggio con maturità.
Il tecnico non ha mai smesso di credere nel lavoro quotidiano, ma ha capito che serviva un aggiustamento. «Quando ci sono delle difficoltà noi allenatori dobbiamo saper aiutare i giocatori, perché ci può stare di non essere al massimo -ha detto il tecnico del Bologna -. Bisogna allora essere bravi nello studiare gli avversari, ritrovando solidità e compattezza: ora abbiamo semplicemente messo una “cravatta” diversa e dobbiamo essere un po’ più efficaci».
La nuova “cravatta” si vede soprattutto nella fase difensiva. Lukasz Skorupski è tornato un punto fermo dopo due mesi complicati, dal 9 novembre al 2 gennaio. Al rientro qualche incertezza contro Celtic e Genoa, poi una crescita costante fino ai muri eretti nelle ultime settimane. Se in passato era finito spesso nel mirino delle critiche, oggi il portiere è uno dei simboli della ritrovata solidità.
Il Bologna non incanta come prima, ma sa colpire e resistere. Ha abbandonato parte dell’estetica per abbracciare il pragmatismo. E in un campionato dove ogni dettaglio pesa, questa nuova consapevolezza potrebbe fare la differenza fino in fondo.