Solo un pareggio

Brasile, esordio balbettante per Ancelotti: 1-1 con il Marocco

Sperava di strappare una vittoria al suo esordio Mondiale Carlo Ancelotti, ma per quanto visto in campo anche un pareggio può andar bene.

Brasile, esordio balbettante per Ancelotti: 1-1 con il Marocco

L’avventura di Carlo Ancelotti sulla panchina del Brasile inizia con un pareggio e molte indicazioni da analizzare. L’1-1 contro il Marocco non può essere considerato un risultato negativo in senso assoluto, soprattutto per il valore dell’avversario, ma la prestazione dei verdeoro ha evidenziato diverse difficoltà che il commissario tecnico italiano dovrà affrontare nelle prossime settimane. A sbloccare il match è stato Saibari al 21′, mentre dieci minuti più tardi ci ha pensato Vinicius a ristabilire l’equilibrio con una giocata da fuoriclasse.

La sensazione, per lunghi tratti della gara, è stata quella di un Brasile in affanno contro una nazionale marocchina estremamente organizzata e ricca di qualità. Ancelotti ha provato a intervenire più volte nel corso della partita, modificando assetto e interpreti nel tentativo di trovare maggiore equilibrio. La sua esperienza è servita a evitare che la situazione degenerasse, ma il campo ha raccontato di una selezione sudamericana spesso costretta a rincorrere il ritmo imposto dagli avversari.

Tra le note più interessanti della serata c’è stata senza dubbio la prova del giovane Ayyoub Bouaddi. Il centrocampista diciottenne del Lille ha giocato con una personalità sorprendente, dimostrando di poter reggere il confronto con avversari di altissimo livello. In mezzo al campo ha dato qualità, intensità e sicurezza, confermando quanto il Marocco continui a produrre talenti di grande prospettiva.

La formazione nordafricana ha impressionato soprattutto per l’approccio alla gara. Nei primi minuti ha abbinato aggressività e tecnica, mostrando un calcio moderno, dinamico e ben strutturato. Ogni giocatore sembrava sapere perfettamente cosa fare sia in fase di possesso sia quando si trattava di recuperare il pallone. Una squadra che, per organizzazione e mentalità, ha ricordato per lunghi tratti i ritmi e le richieste del calcio di alto livello europeo.

Il Brasile, invece, ha faticato a trovare riferimenti. La corsia destra si è rivelata particolarmente vulnerabile, con errori frequenti sia da parte di Ibanez sia di Paquetà. Sul versante opposto, Raphinha e Vinicius hanno spesso occupato le stesse zone di campo, limitando l’efficacia delle rispettive iniziative. Anche Igor Thiago, chiamato a guidare l’attacco, non è riuscito a incidere come avrebbe voluto, probabilmente condizionato dall’emozione del contesto.

Il vantaggio marocchino è arrivato in maniera meritata. Una disattenzione collettiva della retroguardia brasiliana ha spalancato la strada a Saibari, freddissimo nel superare Alisson con un elegante pallonetto dopo un’uscita poco convincente del portiere.

Quando la gara sembrava indirizzata, però, è emerso il talento di Vinicius. Fino a quel momento la sua prova era stata costellata da errori tecnici e scelte poco efficaci. Ancelotti aveva già provato a rimescolare le carte spostando Raphinha sulla destra e Paquetà a sinistra, senza ottenere benefici immediati. Poi, quasi all’improvviso, il numero uno del Real Madrid ha acceso la luce: controllo, sterzata e conclusione devastante sotto l’incrocio. Un gol straordinario, probabilmente il gesto tecnico più bello della serata.

La prodezza individuale non è bastata però a cambiare l’inerzia complessiva dell’incontro. Il Marocco ha continuato a mostrare maggiore fluidità nelle proprie manovre e una solidità difensiva di alto livello. Il Brasile si è affidato soprattutto alle iniziative dei singoli e soltanto nel recupero è andato vicino al colpo grosso con una girata di Paquetà, respinta dall’estremo difensore marocchino. Un pareggio che lascia aperte molte riflessioni, ma che conferma anche il valore crescente di una nazionale marocchina ormai stabilmente tra le realtà più interessanti del panorama internazionale.