Dan Peterson compie 90 anni, e il mondo dello sport si mobilita in un giorno tanto speciale. Perché Dan Peterson non può essere definito soltanto come un allenatore di pallacanestro: la sua figura rappresenta un vero e proprio simbolo, un marchio riconoscibile che ha lasciato un’impronta profonda e duratura nella storia del basket italiano. Con il suo linguaggio colorito, lo stile comunicativo inconfondibile e una mentalità vincente, Peterson ha contribuito a cambiare per sempre il modo di vivere e raccontare questo sport nel nostro Paese.
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Il suo percorso in Italia prende avvio all’inizio degli anni Settanta, quando approda a Bologna sulla panchina della Virtus. È proprio qui che il coach americano inizia a costruire il proprio mito, riportando le V Nere ai vertici del campionato e introducendo metodi di lavoro innovativi per l’epoca. Tuttavia, è con il passaggio all’Olimpia Milano che la sua leggenda raggiunge l’apice. Nel capoluogo lombardo, Peterson dà vita a una vera e propria dinastia, capace di imporsi con continuità sia in ambito nazionale sia sulla scena europea per gran parte degli anni Ottanta.
A Milano, il tecnico statunitense modella squadre entrate nella memoria collettiva: si passa dal gioco veloce e imprevedibile della celebre “Banda Bassotti” a formazioni più fisiche e dominanti, guidate da campioni come Mike D’Antoni, Dino Meneghin e Bob McAdoo. Il momento più alto della sua carriera arriva nel 1987, stagione del leggendario Grande Slam, quando l’Olimpia riesce a conquistare scudetto, Coppa Italia e Coppa dei Campioni, affermandosi come una delle squadre più forti di tutti i tempi. Il valore di Peterson non si limitava alle scelte tattiche, tra cui spicca l’utilizzo della difesa 1-3-1 ispirata a Jack Ramsay, ma emergeva soprattutto nella sua straordinaria capacità di motivare i giocatori, entrando nella loro mente grazie a carisma, intelligenza e sottile furbizia.
Dopo aver abbandonato la panchina nel momento di massimo splendore, Peterson riesce a reinventarsi con successo come commentatore televisivo, diventando la voce simbolo dell’NBA in Italia. Le sue telecronache, ricche di espressioni diventate celebri come “Mamma butta la pasta” e “Fenomenale”, hanno avvicinato intere generazioni al basket americano. Anche se nel 2011 torna brevemente ad allenare l’Olimpia, il suo lascito rimane quello di un grande innovatore, capace di rendere il basket italiano più moderno, spettacolare e internazionale.