Mondiali, ore 3

Iran-Nuova Zelanda, debutto tra calcio e tensioni geopolitiche

La nazionale iraniana arriva negli Stati Uniti dopo un percorso a ostacoli tra visti, controlli e polemiche politiche.

Iran-Nuova Zelanda, debutto tra calcio e tensioni geopolitiche

Il Mondiale dell’Iran inizia molto prima del fischio d’inizio contro la Nuova Zelanda. Comincia tra controlli straordinari, tensioni diplomatiche e un viaggio reso complicato dal delicato rapporto tra Teheran e gli Stati Uniti.

La nazionale iraniana è atterrata a Los Angeles dopo essere rimasta bloccata per giorni a Tijuana, in Messico, dove giocatori e staff hanno dovuto attendere il via libera definitivo per l’ingresso negli Usa. Un percorso a ostacoli che ha trasformato la preparazione sportiva in una vera questione internazionale.

L’arrivo in California è avvenuto sotto una sorveglianza eccezionale. Dopo l’atterraggio, la delegazione è stata sottoposta a rigorosi controlli documentali, biometrici e di sicurezza prima di essere trasferita in albergo con una scorta composta da decine di agenti. L’area attorno alla struttura che ospita il Team Melli è stata blindata con barriere tattiche, unità cinofile e droni di sorveglianza.

Non tutti, però, sono riusciti a entrare negli Stati Uniti. Alcuni membri dello staff federale sono rimasti in Messico a causa di problematiche legate all’ottenimento del visto d’ingresso, mentre una ventina di giornalisti iraniani accreditati dalla Fifa non hanno potuto lasciare Teheran.

La preparazione della squadra è stata condizionata anche dal cambio improvviso del quartier generale. Il ritiro originariamente previsto a Phoenix è stato spostato a Tijuana per ragioni diplomatiche, costringendo il gruppo a riorganizzare completamente il programma di avvicinamento alla competizione.

Il commissario tecnico Amir Ghalenoei non ha nascosto il proprio disappunto: il calcio, nelle sue intenzioni, dovrebbe unire i popoli e non diventare il prolungamento delle tensioni internazionali.

Anche il capitano Mehdi Taremi ha sottolineato come il contesto extracalcistico abbia inevitabilmente condizionato il percorso della squadra.

Ma il clima più delicato si respira soprattutto a Los Angeles, dove vive una delle più grandi comunità iraniane al mondo. Nel quartiere di Westwood, conosciuto come Tehrangeles, convivono sentimenti profondamente diversi: c’è chi sosterrà la nazionale e chi invece manifesterà apertamente contro il regime di Teheran.

Le proteste sono già state annunciate. Molti esponenti della diaspora iraniana si presenteranno all’esterno dello stadio con la storica bandiera pre-rivoluzione, simbolo apertamente osteggiato dalla Repubblica islamica.

La federazione iraniana ha chiesto alla Fifa di vietare l’ingresso di bandiere e slogan considerati ostili, aprendo un nuovo fronte di polemiche che rischia di accompagnare tutta la permanenza della squadra negli Stati Uniti.

In questo scenario, il debutto contro la Nuova Zelanda passa quasi in secondo piano. Per l’Iran il Mondiale non rappresenta soltanto una sfida sportiva, ma il riflesso di una situazione geopolitica che continua a seguirlo ovunque, persino sul più grande palcoscenico del calcio mondiale.