Mondiali, ore 24

Uruguay-Arabia Saudita, il Mondiale ritrova il Loco Bielsa

La Celeste debutta a mezzanotte con il suo allenatore simbolo. Tra genialità, ossessioni e un calcio sempre controcorrente, Bielsa resta il vero protagonista della sfida.

Uruguay-Arabia Saudita, il Mondiale ritrova il Loco Bielsa

A mezzanotte scenderà in campo l’Uruguay contro l’Arabia Saudita, ma il protagonista più atteso non sarà un calciatore. Sarà Marcelo Bielsa.

Il Mondiale ritrova uno dei suoi personaggi più iconici, un allenatore capace di dividere, sorprendere e lasciare un segno ovunque abbia lavorato. La Celeste si presenta con una squadra solida e competitiva, ma lontana dalle straordinarie generazioni che avevano come leader Luis Suarez ed Edinson Cavani.

Oggi tocca a Darwin Núñez e Federico Viñas raccoglierne l’eredità, ma è soprattutto la presenza del Loco in panchina ad alimentare curiosità e aspettative.

Bielsa, il genio che non smette mai di stupire

Il tecnico argentino torna al Mondiale con tutta la sua inconfondibile iconografia.

Gli allenamenti osservati dall’alto di un albero, l’attenzione quasi maniacale al peso dei giocatori, le sedute interminabili di analisi video e il celebre 3-3-1-3, diventato il marchio di fabbrica della sua filosofia calcistica.

Bielsa, però, è soprattutto un uomo che continua a mettersi in discussione.

Lo dimostra un episodio raccontato da lui stesso dopo l’approdo sulla panchina uruguaiana. Un confronto con Hugo De León, ex allenatore del Nacional, che gli fece notare una caratteristica storica della Celeste.

«Mi disse che l’Uruguay, nel suo modo di vivere il calcio, più che proporre risponde. Mi sarebbe piaciuto capirlo prima, perché io ho sempre pensato a proporre».

L’Uruguay si affida a Valverde

La nazionale sudamericana dovrà rinunciare a Giorgian De Arrascaeta, alle prese con problemi fisici, e si aggrapperà ancora di più al talento e alla leadership di Federico Valverde.

Nell’undici titolare ci sarà anche una piccola presenza italiana, con Fernando Muslera tra i pali e Mathías Olivera, difensore del Napoli, sulla fascia.

Una squadra che conserva il tradizionale spirito combattivo uruguaiano, pur attraversando una fase di ricambio generazionale.

Il racconto di Radrizzani: “Valeva più della Premier League”

Tra le persone che conoscono meglio Bielsa c’è Andrea Radrizzani, l’imprenditore che nel 2018 lo portò al Leeds United.

Il ricordo è ancora vivido.

«Lo contattai e aveva il telefono spento, così gli lasciai un messaggio. Il giorno dopo mi richiamò e conosceva già tutti i giocatori della prima squadra e delle giovanili».

L’esperienza in Inghilterra è diventata un simbolo del suo modo di vivere il calcio.

«Un giorno mi disse: “I giocatori non reggono più il mio livello di stress. O cambiate tutti loro oppure cambiate me”. Quando lo esonerai, me ne pentii, perché per i tifosi del Leeds Bielsa valeva più della permanenza in Premier League».

Una famiglia prestigiosa e un carattere inimitabile

Le radici del Loco spiegano in parte la sua personalità.

Il nonno Rafael Bielsa è stato uno dei padri del diritto amministrativo argentino, il fratello Rafael è stato ministro degli Esteri e la sorella María Eugenia vicegovernatrice della provincia di Santa Fe.

Un uomo di cultura, oltre che di calcio.

A raccontarlo è anche Filippo Fusco, dirigente italiano e amico personale dell’allenatore argentino.

«Quando ha parlato a Coverciano nel 2015 e nel 2022 ha incantato tutti. Marcelo lascia sempre un segno profondo ovunque vada».

Poi un ultimo dettaglio che sintetizza il suo carattere.

«Se lo saluti prima di un lungo viaggio, lui ti dirà comunque “ci vediamo domani”, perché non ama l’idea delle separazioni».

Ed è proprio questo il fascino di Marcelo Bielsa: un allenatore che trasforma ogni partita in una storia da raccontare. Anche quando si tratta soltanto di un Uruguay-Arabia Saudita.