Tra i profili finiti sotto osservazione per un ruolo chiave nel futuro del Milan c’è quello di Devin Özek, dirigente giovane ma già protagonista di un percorso professionale costruito con rapidità e determinazione. A soli 31 anni, il manager tedesco di origini turche ha accumulato esperienze significative ai massimi livelli del calcio europeo, passando dall’anonimato di un aspirante calciatore alle stanze dei bottoni di club ambiziosi e vincenti.
La sua storia è particolare perché nasce da un fallimento sportivo trasformato in opportunità. Da ragazzo aveva provato a inseguire il sogno di diventare calciatore professionista, senza però riuscire a compiere il salto di qualità.
Lo ha raccontato lui stesso in diverse occasioni: “Non ero un calciatore talentuoso. Non ero veloce, non ero dinamico, non avevo tecnica. Dopo essermi diplomato ho provato di tutto per diventare calciatore. Mi sono impegnato, ho fatto almeno venticinque provini fra Germania, Svizzera e Austria, avevo giornate di 17-18 ore. Non ce l’ho fatta, ho capito che bisogna sempre mettercela tutta per non avere rimpianti. E proprio questo voglio trasmettere ai miei giocatori”.
Proprio dalla consapevolezza di non poter emergere sul campo è iniziata la sua ascesa dietro una scrivania. Il momento decisivo arriva nel 2015, quando poco più che ventenne decide di scrivere una mail a Simon Rolfes, oggi amministratore delegato del Bayer Leverkusen. Un messaggio coraggioso, quasi provocatorio, nel quale sottolineava come il settore giovanile del club tedesco valorizzasse poco i talenti provenienti dalla Baviera.
“Fui sfrontato, sfacciato. Gli dissi che io capivo di calcio e che li avrei potuti aiutare”. Quella che sembrava una mossa destinata a passare inosservata ebbe invece l’effetto opposto. Rolfes rimase colpito dall’intraprendenza del giovane e decise di approfondire la conoscenza attraverso colloqui, analisi tecniche e valutazioni sul campo. Alla fine arrivò l’assunzione.
I primi passi furono nel settore giovanile del Bayer, un ambiente che gli permise di sviluppare competenze tecniche e manageriali. “Per me è importante che i ragazzi diano la priorità alla scuola, perché io sono la dimostrazione che molti non riescono a diventare calciatori. Ed è fondamentale che col calcio si divertano”. Negli anni successivi il suo peso all’interno della società è cresciuto costantemente, fino a coinvolgerlo nelle decisioni legate alla prima squadra.
Il rapporto con Rolfes ha contribuito a modellare la sua visione calcistica. Özek ritiene che sia il club a dover definire identità e principi di gioco, scegliendo poi allenatori e calciatori compatibili con quel progetto. Una filosofia che ha trovato piena applicazione durante il ciclo vincente del Bayer Leverkusen culminato nella straordinaria stagione 2023-24. Tra le intuizioni più significative viene spesso citata quella legata ad Alejandro Grimaldo, individuato molto prima del suo arrivo ma ritenuto funzionale soltanto dopo l’approdo di Xabi Alonso in panchina.
“Il tecnico deve allinearsi perfettamente al progetto e ai principi della società. Così che, partendo da un sistema di base, il club, con allenatori diversi, possa aggiungere idee, senza però essere costretto a stravolgere la struttura di gioco”.
Conclusa l’esperienza a Leverkusen, Özek ha scelto di accettare una nuova sfida al Fenerbahçe. Una decisione maturata sia per la volontà di assumere maggiori responsabilità sia per il desiderio di uscire definitivamente dal ruolo di collaboratore. Alcuni dirigenti tedeschi avevano infatti percepito la sua crescente ambizione e la volontà di conquistare uno spazio sempre più centrale nei processi decisionali.
“Non sono contento di non essere diventato calciatore, ma non sarei mai stato capace di accontentarmi di giocare a un livello basso. Caratterialmente non riesco a essere la seconda scelta di qualcuno, sono ambizioso ed esigente con me stesso”.
Le qualità negoziali rappresentano uno dei suoi punti di forza più riconosciuti. Al Bayer ha partecipato a operazioni importanti, tra cui il prestito di Kossounou all’Atalanta, mentre al Fenerbahçe ha dimostrato di poter dialogare con profili di primissimo piano contribuendo agli arrivi di Marco Asensio dal Paris Saint-Germain ed Ederson dal Manchester City. Esperienze che ne hanno consolidato la reputazione e che oggi lo rendono uno dei dirigenti emergenti più osservati del panorama europeo. Un percorso costruito accanto a figure di alto livello, ma ormai sviluppato con idee, personalità e ambizioni completamente proprie.