Quando Damien Comolli sbarcò alla Juventus il 4 giugno dello scorso anno come direttore generale – prima di essere promosso amministratore delegato pochi mesi più tardi – l’idea era quella di inaugurare una nuova era. Un modello fondato su algoritmi, analisi dei dati, scouting avanzato e sostenibilità economica, capace di individuare talenti e opportunità attraverso strumenti innovativi più che tramite le tradizionali reti di relazioni del calcio.
A distanza di oltre dodici mesi, però, il bilancio appare meno brillante delle aspettative iniziali. E in casa bianconera cresce la pressione nei confronti del dirigente francese.
Un mercato lontano dalla rivoluzione annunciata
L’obiettivo era introdurre un metodo diverso nella costruzione della squadra. Nella pratica, però, molte operazioni sono state portate avanti seguendo percorsi tradizionali, affidandosi a procuratori e intermediari come accade da sempre nel calcio italiano.
Tra gli acquisti conclusi durante la gestione Comolli, quello che più si avvicina alla filosofia originaria è probabilmente Jérémie Boga: un investimento contenuto su un giocatore da rilanciare, con margini di crescita ancora importanti. Per il resto, la sensazione è che la Juventus abbia operato seguendo dinamiche molto simili a quelle del passato.
Una situazione che avrebbe contribuito ad allungare tempi e trattative, soprattutto nei dossier considerati prioritari.
I casi Kolo Muani e Alisson
Tra gli esempi più significativi c’è quello di Randal Kolo Muani. In più occasioni la Juventus avrebbe trovato un’intesa con il giocatore, lasciando poi che fossero gli agenti a mediare con il Paris Saint-Germain. Un percorso che non ha portato ai risultati sperati e che ha costretto il club a orientarsi verso altre soluzioni, come Lois Openda.
Situazione simile anche per Alisson. La Juventus aveva impostato l’operazione partendo dall’accordo con il portiere brasiliano, confidando successivamente in una mediazione con il Liverpool. Anche in questo caso, però, il muro del club inglese ha impedito di arrivare alla fumata bianca.
Uno schema che, secondo alcune ricostruzioni, rischierebbe di ripetersi anche nelle trattative per Emiliano Martínez e Alexander Sørloth.
Le richieste di Elkann e Spalletti
La proprietà osserva con attenzione. Nel vertice del 29 maggio dedicato alla programmazione della nuova stagione, John Elkann avrebbe chiesto un’accelerazione significativa sul mercato, sottolineando la necessità di consegnare a Luciano Spalletti una rosa il più possibile completa in tempi brevi.
Le priorità individuate sono chiare: un portiere di alto livello e un centravanti in grado di garantire peso e presenza offensiva. Due tasselli che il tecnico considera fondamentali per costruire una Juventus competitiva.
Anche Spalletti, negli ultimi mesi, non avrebbe nascosto una certa insoddisfazione per alcuni ritardi nelle operazioni di mercato, in particolare per il mancato arrivo di un attaccante strutturato già nella sessione invernale.
Carnevali osserva
In questo contesto, il nome di Giovanni Carnevali continua a circolare con insistenza negli ambienti bianconeri. L’attuale amministratore delegato del Sassuolo viene considerato uno dei dirigenti più esperti del calcio italiano e rappresenterebbe un’alternativa credibile qualora la Juventus decidesse di cambiare rotta.
Al momento non ci sono decisioni definitive, ma la sensazione è che le prossime settimane possano risultare decisive per il futuro di Comolli.
La fiducia della proprietà non è venuta meno, ma il tempo delle attese sembra essersi esaurito. Per il dirigente francese, chiamato a trasformare le idee in risultati concreti, è arrivato il momento di dimostrare che la rivoluzione promessa può davvero prendere forma.