Ci sono mercati che si costruiscono con mesi di anticipo e altri che rischiano di sfumare nel giro di poche settimane. È il caso del Milan, che all’inizio del 2026 sembrava aver gettato basi solide per programmare il futuro e che oggi, invece, si trova a fare i conti con un’incertezza societaria destinata ad avere conseguenze profonde anche sulle strategie sportive. Tra trattative avviate, contatti promettenti e obiettivi individuati da tempo, il club rossonero rischia infatti di vedere sfumare una serie di operazioni che fino a pochi mesi fa apparivano realistiche.
Le prime mosse risalgono a metà gennaio, quando la dirigenza stava già pianificando la costruzione della rosa per la stagione 2026-27. In quel contesto, uno dei profili individuati per aumentare qualità ed esperienza del centrocampo era Leon Goretzka. Il tedesco, in scadenza di contratto con il Bayern Monaco, rappresentava un’occasione di grande valore e il Milan si era mosso con largo anticipo rispetto alla concorrenza.
Il quadro, del resto, era decisamente diverso da quello attuale. La squadra occupava il secondo posto in classifica a sole tre lunghezze dall’Inter, era reduce da una straordinaria serie di ventiquattro risultati utili consecutivi e l’arrivo di Niclas Füllkrug sembrava aver risolto le difficoltà offensive. Anche il progetto tecnico guidato da Massimiliano Allegri appariva destinato a svilupparsi nel tempo.
In quello scenario, Igli Tare aveva avviato un lavoro di avvicinamento a Goretzka che sembrava aver dato risultati concreti. Il centrocampista tedesco aveva infatti manifestato un’apertura significativa nei confronti della proposta rossonera, immaginando una mediana composta insieme a Modric e Rabiot, un reparto che sulla carta avrebbe garantito esperienza, qualità e leadership.
Poi tutto è cambiato. Le difficoltà sportive e il secondo fallimento consecutivo hanno portato Gerry Cardinale a un profondo riassetto societario. Una scelta che può essere interpretata come la naturale conseguenza dei risultati deludenti, ma che ha generato un effetto immediato sulla programmazione. A distanza di giorni dall’azzeramento dell’organigramma, infatti, diverse figure chiave devono ancora essere sostituite e il settore tecnico-sportivo è sostanzialmente paralizzato.
In queste condizioni, ogni discorso avviato nei mesi precedenti è rimasto sospeso. Il problema è che il mercato non aspetta nessuno. Le opportunità si spostano rapidamente e i giocatori difficilmente accettano di attendere un club che non ha ancora definito struttura dirigenziale, guida tecnica e strategie operative.
La situazione di Goretzka rappresenta soltanto uno degli esempi più evidenti. Senza figure incaricate di portare avanti le trattative e senza un allenatore ufficialmente al comando del progetto, anche le interlocuzioni più promettenti rischiano inevitabilmente di perdere forza. Un contesto che rende sempre più complicato mantenere vivi i contatti costruiti nei mesi precedenti.
Discorso simile per Mario Gila. Il difensore spagnolo era considerato uno dei rinforzi prioritari per la retroguardia e il Milan aveva potuto contare sui buoni rapporti sviluppati da Tare nell’ambiente laziale. Oggi, però, la situazione è radicalmente cambiata. L’assenza dei rossoneri dalle principali dinamiche di mercato ha favorito l’inserimento di altri club e non sorprende che il nome di Gila venga accostato con crescente insistenza al Napoli.
Anche altri obiettivi stanno progressivamente allontanandosi. In difesa, ad esempio, Kim è finito nei radar della Juventus, mentre per l’attacco uno dei profili maggiormente apprezzati era Alexander Sorloth. Il centravanti norvegese era stato individuato come possibile soluzione per rilanciare un reparto reduce da una stagione complicata, ma la mancanza di riferimenti societari e di una progettualità definita sta inevitabilmente spingendo il giocatore a valutare altre destinazioni.
Il rischio, per il Milan, è che il terremoto societario non produca soltanto effetti sul presente, ma cancelli anche mesi di lavoro svolto dietro le quinte. Le trattative impostate con largo anticipo stanno perdendo consistenza e la concorrenza ne sta approfittando. Più il tempo passa, più diventa difficile recuperare terreno. Ecco perché la priorità assoluta, prima ancora del mercato, resta quella di ricostruire una struttura decisionale stabile: solo allora il club potrà tornare a pianificare il futuro e provare a riannodare i fili di un progetto che, fino a pochi mesi fa, sembrava già ben avviato.