Le parole

Cobolli pazzo di gioia: “La miglior settimana della mia vita”

L'italiano ha superato Auger-Aliassime e ora affronterà Arnaldi in semifinale

Cobolli pazzo di gioia: “La miglior settimana della mia vita”

“Credo si siano giocate due partite diverse oggi. Nel primo set c’era tantissimo vento ed era difficile giocare, sono andato negli spogliatoi a riflettere. Mi sono detto: ‘Lotta’, avevo la sensazione che era la chance della mia vita e ce l’ho fatta. Ora manca un pezzettino. È la migliore settimana della mia vita e manca solo qualcosa, dovrò continuare a lottare: sono le parole di Flavio Cobolli dopo il successo su Felix Auger-Aliassime nei quarti di finale del Roland Garros 2026. “Bisogna sempre saper accettare ogni condizione climatica, penso sia stato il motivo per cui ho vinto. Un italiano in finale? Penso che il presidente Binaghi sarà sicuramente contento e lo ringrazio per essere venuto qui a vederci”.

Sul match ha aggiunto: Sono entrato in campo con tante richieste da parte del team, abbiamo parlato tanto, come se mi fossi sentito un po’ confuso. La partita era diversa, non avevamo mai giocato in queste condizioni, non trovavo il giusto feeling con la palla e la giusta qualità che mi avevano chiesto. Quando ho preso break mi sono incazzato con il team per le troppe informazioni tattiche, ho provato a scordare le loro richieste . Me la ricorderò per sempre. Quando raggiungi una semifinale Slam devi aver fatto tante cose buone. Questo risultato mi ha dato consapevolezza e voglia di migliorare sempre, cose che magari non penso quando vinco altri tipi di partite. Oggi che sono qui, e ho raggiunto tanti altri obiettivi oltre alla semifinale come una buona posizione nella Race, essere virtualmente in top 10…non me lo immaginavo. Non voglio farmele sfuggire”.

E poi un accenno a un rito particolare: “Sono un pò superstizioso, non proprio pazzo. Questa settimana sono un po’ più pazzo del solito, vado allo stesso ristorante, stesso menu, stessa doccia. E forse è la stessa di Rafa, perché ho un ricordo che avevo provato a rubargliela, e lui mi aveva bussato per dirmi che era la “sua” doccia da 14 anni”.