Da cerchiare

Il 30 aprile la data chiave: Rocchi potrebbe scegliere il silenzio

Ecco il piano dell'ex designatore arbitrale

Il 30 aprile la data chiave: Rocchi potrebbe scegliere il silenzio

La data cerchiata sul calendario di Gianluca Rocchi, così come su quello di Andrea Gervasoni, è giovedì 30 aprile: in quella giornata l’ex designatore arbitrale, attualmente autosospesosi dall’incarico, dovrà presentarsi davanti al pubblico ministero Maurizio Ascione presso la Procura di Milano. L’audizione arriva dopo la notifica di un avviso di garanzia legato a tre ipotesi di reato, tra cui il caso Udinese-Parma e la presunta assegnazione di “arbitri graditi” all’Inter in almeno due occasioni.

Non è ancora chiaro quale sarà la linea difensiva adottata in sede di interrogatorio. Rocchi potrebbe rispondere alle domande del magistrato, rilasciare dichiarazioni spontanee oppure scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere. Secondo le indiscrezioni, sia lui sia Gervasoni sarebbero orientati verso il silenzio. Una posizione che trova una prima giustificazione nelle parole del legale di Rocchi, intervenuto in esclusiva a “Pressing”, secondo cui la contestazione sarebbe costruita in modo incompleto: “Si tratta di un reato plurisoggettivo che richiederebbe la partecipazione di più persone, ma l’avviso è stato notificato solo a Rocchi. Il nostro assistito sta subendo un’ingiustizia e valuteremo le iniziative difensive più opportune”.

Un ulteriore elemento centrale riguarda la tempistica dell’inchiesta, che secondo quanto riportato dal Corriere della Sera sarebbe molto più ampia rispetto alle prime ipotesi. Le procedure tecniche adottate dal pm Ascione, tra cui la richiesta di proroga delle indagini preliminari al gip, suggeriscono infatti che il fascicolo sia aperto da almeno tredici mesi, includendo la sospensione feriale. Questo dato sposterebbe l’origine dell’indagine a un periodo antecedente rispetto a quanto inizialmente emerso pubblicamente.

La ricostruzione temporale assume rilievo anche perché indicherebbe che gli inquirenti fossero già attivi prima della semifinale di Coppa Italia tra Inter e Milan del 2 aprile 2025, partita finita al centro delle polemiche per la designazione arbitrale. Non è escluso, inoltre, che nel corso delle indagini siano stati utilizzati strumenti investigativi come le intercettazioni telefoniche, resi possibili dalla natura del reato contestato, che rientrerebbe nella frode sportiva.

Sul fronte sportivo, il procuratore federale FIGC Giuseppe Chiné ha già richiesto gli atti alla Procura di Milano e procederà con un autonomo procedimento disciplinare. In ambito federale, Rocchi e Gervasoni non potranno avvalersi del silenzio e saranno obbligati a rispondere alle domande. L’avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo, ha sottolineato come il procedimento sportivo potrebbe essere rapido e incisivo, evidenziando la gravità delle contestazioni e le possibili fragilità del sistema arbitrale, già al centro di polemiche legate all’uso del VAR e alla sua imparzialità.

La difesa dell’ex designatore insiste però su un punto chiave: l’assenza di altri soggetti formalmente indagati. Secondo questa impostazione, l’ipotesi accusatoria descriverebbe un concorso in frode sportiva che coinvolgerebbe anche figure al momento non identificate, elemento ritenuto compatibile con le fasi preliminari dell’indagine, nelle quali potrebbero emergere ulteriori nominativi.