La conquista dello scudetto potrebbe non bastare all’Inter per archiviare una stagione segnata dai rimpianti europei. Le ferite della Champions League, tra la pesante finale persa contro il PSG e l’eliminazione ai playoff con il Bodo, restano aperte. Ecco perché il traguardo del Doblete — la doppietta campionato-Coppa Italia — diventa un obiettivo dal valore simbolico e storico.
La Coppa Italia, da sola, ha spesso un ruolo secondario per un top club. Ma se abbinata al titolo in Serie A, cambia completamente prospettiva. Indossare una maglia con scudetto e coccarda tricolore significa lasciare un segno concreto nella memoria del club. L’ultimo precedente nerazzurro risale al 2010, l’anno del Triplete sotto José Mourinho, mentre l’ultimo Doblete “puro” è del 2006 con Roberto Mancini, anche se quello scudetto arrivò dopo Calciopoli.
Per Cristian Chivu, protagonista in campo nel 2010, si tratterebbe di un’impresa speciale: replicare il successo da allenatore darebbe forma a un personale “Penta”, un traguardo simbolico che unirebbe passato e presente.
Motivazioni e incognite
Il vero nodo resta la testa. Con lo scudetto ormai a un passo, l’Inter dovrà trovare le giuste motivazioni per affrontare il Como e conquistare la finale di Coppa Italia del 13 maggio a Roma. Lo 0-0 dell’andata non offre grandi indicazioni: una gara spenta, condizionata anche dal momento complicato dei nerazzurri, reduci allora dalla delusione europea e senza Lautaro Martinez.
Oggi lo scenario è diverso. L’Inter ha ritrovato equilibrio in campionato e può giocare con maggiore leggerezza mentale. Anche senza Lautaro, l’occasione resta importante: centrare il Doblete darebbe tutt’altro peso alla stagione.
Chivu vs Fabregas: idee a confronto
La sfida in panchina tra Cristian Chivu e Cesc Fabregas mette di fronte due visioni differenti. Chivu ha scelto una via equilibrata, senza stravolgere il lavoro di Simone Inzaghi, ma puntando su maggiore aggressività e verticalità. Fabregas, invece, resta fedele a un’idea di calcio basata su possesso palla e dominio del gioco.
Il Como arriva da un momento complicato, con un solo punto nelle ultime tre gare, e dopo aver sofferto le ripartenze del Sassuolo. A San Siro è attesa una squadra più prudente.
L’Inter, pur priva di Bastoni e Lautaro, si affiderà alla spinta di Dumfries e Dimarco sulle fasce e a un Nicolò Barella tornato brillante. Occhi puntati anche su Marcus Thuram, già decisivo contro il Como in passato.
Tra gli ospiti, attenzione al talento di Martin Baturina: meno sotto i riflettori rispetto a Nico Paz, ma pronto a emergere.
La posta in gioco è alta: per l’Inter, trasformare una stagione segnata dai rimpianti in un’annata da ricordare passa tutto dal Doblete.