Con una frase destinata a far discutere, Cristian Chivu ha acceso i riflettori alla vigilia della sfida contro il Cagliari, richiamando inevitabilmente lo stile di José Mourinho. Se lo Special One nel 2008 si presentò con il celebre «non sono un pirla», il tecnico romeno ha risposto con un altrettanto incisivo «posso essere tutto, ma non sono un fesso».
Un parallelismo che non è passato inosservato e che inserisce Chivu in una sorta di continuità ideale con l’allenatore simbolo del Triplete nerazzurro. Tra citazione e spontaneità, il messaggio è chiaro: anche in panchina, l’ex difensore ha deciso di alzare il livello dello scontro dialettico.
Dalla calma iniziale al cambio di rotta
Eppure, l’inizio dell’avventura di Chivu era stato molto diverso, lontano dai toni accesi tipici di Mourinho. Poi qualcosa è cambiato ad Appiano Gentile, soprattutto dopo le critiche seguite alla sfida con la Juventus del 14 febbraio 2026. Da quel momento, la “narrativa” – come ama definirla lo stesso tecnico – si è trasformata.
Di fronte alle polemiche, l’Inter ha scelto di rispondere con maggiore decisione, abbandonando un approccio più morbido per adottare una comunicazione più combattiva. «Se a qualcuno non va bene ciò che dico, non è un problema mio», ha dichiarato Chivu, rievocando un’altra espressione iconica del repertorio mourinhano.
Leadership e mentalità vincente
Oltre alle parole, però, contano i fatti. E sotto questo aspetto, Chivu sta dimostrando una presa sul gruppo degna dei grandi allenatori del passato. La squadra, reduce da momenti difficili, ha ritrovato compattezza e ambizione, qualità fondamentali per arrivare fino in fondo nella corsa allo scudetto.
Non è un caso che il tecnico abbia anche smorzato i toni sul tema titolo, usando l’ironia: «Parlo di qualificazione in Champions League, come fanno i miei colleghi». Una battuta che nasconde però una verità più profonda: vincere non è mai scontato, e solo una squadra alla fine può esultare.
Obiettivi storici nel mirino
La stagione può diventare storica. Vincere lo scudetto al primo anno in panchina è un’impresa riuscita a pochissimi nella lunga storia nerazzurra, tra cui proprio José Mourinho. E l’eventuale doppietta con la Coppa Italia riporterebbe la memoria al mitico 2009-10, l’apice assoluto dell’era mourinhana.
Nel frattempo, Chivu non perde il lato umano: significativo il suo sostegno al giovane Filippo Serantoni, talento dell’U17 tornato in campo dopo un grave infortunio alla testa, proprio come accadde al tecnico romeno durante la sua carriera.
Meno teatrale rispetto al suo illustre predecessore, ma altrettanto determinato, Cristian Chivu sta costruendo la propria identità tra campo e conferenze. Con uno stile diverso, più essenziale ma incisivo, si avvicina sempre di più a quel modello vincente che ha fatto la storia dell’Inter. E per riuscirci, come ha fatto capire chiaramente, non bisogna essere né pirla né fessi.